L'abbazia di Saint-Génis-des-Fontaines è un'abbazia benedettina nei Pirenei Orientali.

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L'abbazia di Saint-Génis-des-Fontaines è un'abbazia benedettina originaria della fine dell'VIII o degli inizi del IX secolo, intorno alla quale si formò il villaggio di Saint-Génis-des-Fontaines (cantone di Argelès-sur-Mer nel dipartimento dei Pirenei Orientali) in Francia.

 

Fu l'abbazia a ispirare lo scrittore Steve Berry nel suo romanzo L’Ultima Cospirazione a creare l’Abbaye des Fontaines,presumibilmente il quartier generale dove si trova il famoso tesoro dei Templari

Storia

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Il monastero è per la prima volta menzionato nell'anno 819 in un documento che cita il suo fondatore, l'abate Sentimir. Distrutto a causa di un saccheggio, venne ricostruito per volere del re carolingio Lotario nel 981.

 

Fu in seguito sotto la protezione prima dei conti di Rossiglione e poi dei re d'Aragona. La chiesa venne ingrandita e nuovamente consacrata nel 1153. Nel XIII secolo fu aggiunto alla chiesa abbaziale un chiostro marmoreo sul suo lato nord-orientale. Un capitello reca l'aquila sveva ed i fiordalisi plantageneti. In seguito entrò in declino e fu riunita con l'abbazia di Montserrat.

 

In occasione della Rivoluzione francese i monaci furono scacciati e il complesso conventuale venne suddiviso tra diversi proprietari. Solo nel 1846 la chiesa fu riaperta al culto e divenne la chiesa parrocchiale del villaggio. Il chiostro era stato smontato e venduto a pezzi ad un antiquario, ma è stato riacquistato e rimontato al suo posto negli anni 1980.

Architetture.

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In origine fu probabilmente costruita insieme al primo impianto del monastero, nell'VIII secolo. Di questa chiesa primitiva restano alcune strutture nelle fondazioni della chiesa attuale, che permettono di ricostruirne la pianta, con un'abside maggiore e due laterali piuttosto profonde e con un pronunciato transetto.

 

L'ingrandimento del 1153, con la copertura a volta del transetto e della navata, comportò il rifacimento delle murature che dovettero essere rese più robuste per sostenere il peso delle volte. Furono rimaneggiate anche le coperture delle absidi, decorate da affreschi di cui restano scarse tracce.

 

La chiesa conservò una pianta a croce latina, tipica dell'architettura romanica, con navata unica e transetto dotato di tre absidi.

Nel XVII secolo fu arricchita con la costruzione di altari barocchi.

 

All'esterno sono presenti due campanili, entrambi esito di diverse fasi costruttive. Il maggiore di essi si eleva al di sopra dell'incrocio del transetto con la navata.

 

Nella facciata sono inserite diverse sculture romaniche e lapidi funerarie dei monaci o di personalità vicine all'abbazia.

Il portale di accesso reca un architrave scolpito a bassorilievo, che fu commissionato dall'abate Guillaume e realizzato nel 1019-1020 in marmo bianco di Céret. Vi è rappresentato al centro Cristo in maestà, iscritto in una mandorla con orlo perlinato, sostenuta da due arcangeli e inquadrata da due gruppi di tre personaggi iscritti sotto delle arcate. Al di sopra dei gruppi di personaggi laterali si trova un'iscrizione: ANNO VIDESIMO QUARTO RENNATE ROTBERTO REGE WILIELMUS GRATIA ABA ISTA OPERA FIERI IUSSIT IN ONORE SANCTI GENESII CENOBII QUE VOCANT FONTANES. La datazione è riferita al ventiquattresimo anno di regno del re Roberto II, figlio di Ugo Capeto.

 

In origine la scultura fu probabilmente utilizzata come supporto dell'altare, ma venne collocata come architrave del portale nel corso dei rifacimenti del XII secolo. Un simile architrave scolpito, forse opera dello stesso scultore, si trova nell'abbazia di Sant'Andrea, a soli 4 km di distanza.

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