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Granada: l'Alhambra, città palazzo dei Sultani spagnoli

Entrare nell’Alhambra - la città-palazzo posta sulla rossa collina della Sabina, a Granada - significa immergersi nel sogno arabo del medioevo spagnolo. Il sogno di Yusuf I e Muhammad V, principali artefici del monumento, che si interseca, nella tipica commistione di stili che caratterizza tante città dell'Andalusia, con i tanti interventi cristiani che, fortunatamente, non hanno compromesso la grandiosità dell’opera dei Sultani spagnoli. L’Alhambra non è però un singolo monumento, ma un complesso esteso, per la cui visita occorre predisporre un’intera giornata, che si può dividere in tre aree principali: l’Alcazaba, i Palazzi Nasridi e il Generalife.

L’Alcazaba

La Puerta de la Justicia costituisce il maestoso ingresso all’Alhambra e immediatamente lascia presagire la meraviglia custodita da questo patrimonio dell’umanità, visitato annualmente da oltre due milioni di turisti. Una seconda porta, quella del Vino, dischiude lo sguardo verso la zona militare, l’Alcazaba.

Qui si susseguono una serie di torri: la Torre dell’Omaggio, quella della Vela, la Torre Spezzata, la Torre della Sultana, la Torre della polvere da sparo, infine la Torre delle Armi, collegate tra loro da una poderosa cinta muraria, un tempo separata dalla Medina (la città) da un ampio burrone, colmato in epoca cristiana. Il complesso militare, prospiciente alla Torre della Vela, presenta il cosiddetto Baluardo, sorta di terrapieno fortificato, costruito dai principi Nasridi al fine di piazzare adeguatamente i pezzi d’artiglieria.

Palazzi Nasridi

I Palazzi Nasridi

La Casa Reale Antica, come venne definita all’epoca dell’imperatore Carlo V, comprende i nuclei più importanti e affascinanti dell’Alhambra: i Palazzi Nasridi comprendenti i Mexuar, Comares e Patio de los Leones.
L’ingresso a questo complesso avviene dal Mexuar. Da qui in avanti, ad ogni passo, uno scorcio rapisce lo sguardo, il naso è sempre all’insù per ammirare soffitti, capitelli, decorazioni, archi… in un crescendo continuo di emozioni. La Sala del Mexuar, probabilmente la parte più antica dell’alcazar reale, era la sede del Tribunale Reale che si riuniva nel riquadro formato da quattro colonne ornate da capitelli policromi.

Bellissimo lo zoccolo di piastrellatura moresca in cui si alternano i blasoni della dinastia Nasride, quelli del Cardinale Mendoza e il simbolo imperiale dell’aquila bicefala. In fondo alla sala si apre l’Oratorio del Mexuar con l’immancabile nicchia decorata, il Mihrab, che indica la direzione della Mecca.

Los Arrayanes

Il cortile del Mexuar, con la sua fontana in marmo bianco, immette poi nella Stanza Dorata, area in cui i visitatori attendevano prima di entrare a palazzo. Il soffitto, decorato con motivi gotici, è opera dei Re cattolici. Oltre la Stanza Dorata si apre il Cortile di Machuca, che prende il nome dall’architetto che progettò il palazzo di Carlo V.

Dopo una larga gradinata con tre scalini in marmo bianco si eleva la Fachada de Comares, sovrastata da una raffinata gronda in legno, dalla cui porta di sinistra si raggiunge il Patio de los Arrayeanes, nell’area Comares. Il Cortile dei mirti (arrayan) costituiva il centro dell’attività politica e diplomatica.

Archi decorati con muqarnas

La sua vista lascia letteralmente senza fiato: la mole della Torre di Comares si riflette nell’immensa piscina, che pare magicamente sostenere le colonne sospese sull’acqua. Voluta da Muhammad V, la Galleria sud, con i suoi capitelli mocarabes alternati a capitelli cubici e a decorazioni in gesso e legno del portico a tre piani, chiude questo cortile di estasiante semplicità. Analoga per struttura e bellezza è poi la Galleria nord da cui si raggiunge la Sala della Barca.

Questa introduce al Salone del trono dove esplode la magnificenza della corte tra vetrate policrome, mosaici, zoccoli dai colori vivaci e un soffitto composto da 8.017 pezzi con rilievi sovrapposti di legno di cedro, affascinante rappresentazione dell’escatologia islamica in cui la terra è sormontata da sette cieli concentrici sovrapposti. La nicchia centrale del lato nord costituiva il trono.


Decorazioni e piastrelle moresche

Il Patio dei Leoni

Il Patio de Los Leones era, invece, la casa privata del Sultano e conteneva l’area riservata alle donne. Dal Patio degli Arrayanes si giunge a una selva di colonne dorate, i cui archi traforati sono sormontati, senza posa, dal motto nasride: “Allah è vincitore”. Al centro troneggia la Fontana dei Leoni composta da dodici leoni in marmo che reggono una vasca dodecagonale. Attigua è la Sala degli Abencerrajes, che prende il nome da un famiglia di notabili, secondo una leggenda trucidati in questa stessa sala. Il magnifico tetto di mocarabes forma una stella a otto punte.

Cortile dei Leoni

Il vicino Patio dell’Harem, purtroppo, presenta un precario stadio di conservazione, mentre è ammirabile in tutto il suo splendore la spettacolare Sala dei Re, che occupa l’intero lato est del Patio dei Leoni. Divisa in cinque spazi, è un susseguirsi di luci e ombre intervallate da grandi archi in gesso riccamente decorati. La più antica delle sale che circondano il Patio de los Leones è la Sala de las Dos Hermanas, che prende il nome dalle due grandi lastre di marmo poste al suo centro. Da qui si accede alla Loggia di Lindaraja che si affaccia, con un’elegante bifora, sull’omonimo giardino.

Una menzione a parte meritano poi i Bagni posti tra il palazzo di Comares e il Patio dei Leones. Queste aree svolgevano una funzione collegata direttamente alla politica e alla diplomazia: erano un luogo estremamente piacevole dove svolgere pubbliche relazioni ai più elevati livelli. Inutile infine rammentare come l’acqua e le abluzioni rituali rivestano, per la religione islamica, un’importanza particolare. All’esterno dei Palazzi si estende poi il Partal, il portico con piscina che introduce ai lussureggianti giardini che accompagnano la passeggiata fino al Generalife.

Giardini del Generalife

Il Generalife e il Palazzo di Carlo V

Il Generalife è una specie di “eremo”, un luogo in cui il sovrano poteva appartarsi, riposare a contatto con la natura eppure, data la vicinanza con il palazzo, essere sempre presente per intervenire in caso di necessità. L’ingresso ai Giardini del Generalife, ricchi di fontane e giochi d’acqua, è guidato dal Viale dei Cipressi, conifera amata dagli arabi che si alterna, in questa esaltazione della natura, a mirto, bossi, roseti, viti, oleandri, aranci, nespoli, magnolie, arbusti, per un totale di oltre 160 specie. Patii e logge si alternano in un’oasi di pace e tranquillità.

Monumento simbolo di quello che si può definire “l’Alhambra cristiano” è senza dubbio il Palazzo di Carlo V. Di chiara ispirazione rinascimentale italiana, presenta una pianta particolare: un patio circolare, di 42 metri di diametro, inscritto in un imponente quadrato. Il palazzo ospita il Museo dell’Alhambra.

Decorazioni moresche

La Spagna musulmana

La storia della Spagna musulmana è un capitolo lungo e affascinante che, attraverso molteplici aspetti: militari, economici e culturali, ha coinvolto la penisola iberica dall’inizio del VIII secolo fino al termine del secolo XV. La campagna militare araba è rapida ed efficace, in soli tre anni gli eserciti dell’islam sottomettono la quasi totalità della penisola. La Spagna diviene così parte integrante di un impero di proporzioni colossali, esteso dalla Persia all’Africa settentrionale, sino all’Europa occidentale, la cui penetrazione nel continente europeo viene limitata dalla leggendaria battaglia di Poitiers vinta da Carlo Martello e ricordata, non senza una buona dose di ironia, da una splendida ballata di Fabrizio De Andrè.

L’anno 756 segna l’inizio dell’emirato indipendente di al-Andalus, dotato di una propria struttura giuridica e di un esercito permanente, un regno espressione di una società estremamente complessa. All’elemento arabo dominante si uniscono, infatti, guerrieri nordafricani, mozarabes (cristiani sottomessi), muladies (convertiti all’islam), schiavi ed ebrei. Una confluenza di culture, idee, religioni che produce un’autentica esplosione d’arte, di letteratura e di musica (sembra risalire a questo periodo la nascita del flamenco), che chiunque trascorra anche pochi giorni in Andalusia, ritrova all’interno di atmosfere magiche da “mille e una notte”.
L’ultimo baluardo arabo in terra spagnola si spegne, in una data davvero simbolica, con la conquista da parte dei re cattolici di Granada. E’ il 1492, la Spagna si avvia a vivere il più glorioso periodo della sua storia.


Soffitto a cupola con stucchi

fonte: motortravel

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A proposito di Luca Soraci

Il mondo può essere considerato come un museo, un immenso museo che la natura el'uomo, rivali nella genialità hanno popolato di "meraviglie".
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2 commenti:

  1. Ciao, grazie del bellissimo post!!!
    Ti segnalo un bel video http://www.mybaggy.com/index.php?option=com_seyret&task=videodirectlink&id=226

    ho scritto anche una mini rece!!

    Fammi sapere che ne pensi, ok?

    glicerine

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