La gloria sbiadita di Castro Urdiales: la chiesa gotica della Concezione
La sua posizione, a pochi metri dal faro-castello, su uno dei promontori che dominano, come un falco metaforico, uno dei porti più importanti del Mar Cantabrico, Castro Urdiales, offre non solo una prospettiva indimenticabile, ma anche spettacolare, la cui sola vista evoca echi di eternità nelle retine dei viaggiatori e dei pellegrini che giungono per la prima volta in questa importante località della Cantabria.
La sua genesi, come direbbe lo scrittore britannico G.K. Chesterton, riferendosi a ogni buona biografia, inizia nel XIII secolo, quando si assiste all'età matura di un re, cresciuto e protetto a Soria dai Dodici Lignaggi, che, rispondendo al nome di Alfonso VIII, ne promossero la costruzione.
Stiamo parlando anche di un periodo di straordinaria prosperità, in cui Castro Urdiales, divenuta una vera perla del Mar Cantabrico, si arricchì grazie ai flussi commerciali che si verificarono, soprattutto con la Francia e i Paesi Bassi, dove si verificò anche l'arrivo di un notevole afflusso di pellegrini, accompagnati da maestri scalpellini, che, in qualche modo, unirono le loro conoscenze a quelle degli scalpellini di Trasmiera, lasciando in eredità un patrimonio storico, artistico e culturale di altissimo livello.
Uno degli elementi principali di questo patrimonio è questa chiesa gotica, la cui vista della struttura è più che sufficiente per apprezzare le grandi differenze che esistevano tra l'obsolescenza dello stile dominante fino ad allora, il romanico, e una nuova concezione dell'architettura sacra, le cui origini, nonostante le centinaia di speculazioni attualmente raccolte, restano un vero mistero: la chiesa della Concezione.
Forse, proprio in questo luogo dove ora risplende la sua stilizzata struttura a Meccano, gli uomini del Neolitico eressero, di fronte al mare in tempesta, quei primitivi dolmen-tempio tombali. Questi dolmen, secoli dopo, furono minati quando gli ingegneri al seguito delle potenti legioni romane eressero altari dedicati all'imponente figura di Giove, sopra ville passate alla storia con nomi di leggenda romantica, come Flaviobriga.
Curiosamente, e nonostante a prima vista dia l'impressione di una massa armoniosa realizzata con disegni di grande fantasia, questo gioiello del gotico cantabrico, considerato uno dei beni culturali del Cammino del Nord, è stato colpito per secoli da una pericolosa malattia che, con il nome di "pietra malata", tende a trasformare i suoi conci in arenaria.
Questa sfortunata circostanza è particolarmente evidente nella formidabile scultura che la circonda, che, come disse il misterioso artista francese Fulcanelli, potrebbe anche essere considerata gergale, cioè dotata di un doppio significato. Questo purtroppo rende il suo messaggio criptico molto più difficile da interpretare, e col tempo diventa solo un ricordo portato via dal tempo.
Ma per ora, e nonostante gli ultimi restauri volti a consolidare la sua formidabile struttura, viaggiatori, pellegrini, curiosi e amanti dell'arte in generale hanno a disposizione uno degli elementi gotici più spettacolari della costa cantabrica, una visita che, a prescindere dal proprio credo o dalla propria filosofia, non lascerà nessuno indifferente.
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