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Il Cervino, completamente avvolto di mistero, presenta un aspetto così caratteristico che è sempre riconoscibile.

Il Cervino, completamente avvolto di mistero, si erge a 4.478 metri fra il Vallese ed il Piemonte.

Che lo si osservi da Zermatt o dall'Italia, presenta un aspetto così caratteristico che è sempre riconoscibile.

La sua prima ascensione nel 1860 è rimasta celebre perché fu realizzata dal giovane incisore inglese Edward Whymper, il quale cinque anni più tardi doveva essere uno dei so­pravvissuti del primo dramma del Cervino: la morte di quattro compagni di cordata dopo la loro vittoria sulle implacabili creste della vetta.

Gustave Dorè ha illustrato la caduta di questi uomini, precipitati da abisso in abisso nel ghiacciaio del Cervino, a 1500 metri più in basso. Nel 1871 il picco fu vinto da una donna, Lucy Walker, seguita qualche settimana più tardi dal­l'americana Meta Brevoort che attraversò la montagna da parte a parte, salendo da Zermatt e discendendo sul Breuil. Da allora tutte le creste del Cervino sono state esplorate, ivi compresa la diabolica parete nord.

Il toponimo in italiano deriva dal francese "Cervin", che deriva dal latino "Mons silvanus", cioè Monte boscoso. In effetti, nei secoli passati, in ragione del clima più mite che rendeva tra l'altro possibile la traversata dei colli alpini durante la maggior parte dell'anno, questo monte era ricoperto da foreste.

Questo "Optimus" climatico fu la ragione dell'importanza della Valle d'Aosta in epoca romana e della fondazione di Augusta Prætoria Salassorum (l'odierna Aosta). Seguendo il processo di corruzione della voce latina, da "Silvanus" si è arrivati a "Servin" (pron. "servèn"), in francese. Horace-Bénédict de Saussure, che fu tra i primi cartografi del Regno di Sardegna, però, sbagliò nella trascrizione, registrando il toponimo "Cervin", che in francese si pronuncia allo stesso modo. Il toponimo italiano è derivato di conseguenza, sottolineando un errato riferimento al cervo.

È situato nella Alpi Centrali, sullo spartiacque tra l'Italia e la Svizzera, lungo la catena delle Alpi Pennine dalla quale si erge isolato dal resto delle altre vette, sovrastando i paesi di Breuil-Cervinia in Italia e di Zermatt in Svizzera.

Presenta quattro pareti principali orientate secondo i punti cardinali: la parete nord guarda Zermatt in Svizzera, la parete est guarda il ghiacciaio del Gorner, la parete sud sovrasta Breuil-Cervinia in Italia e la parete ovest è rivolta verso il Dent d'Hérens. Queste pareti sono collegate da altrettante creste: la cresta sud-ovest detta Cresta del Leone; la cresta nord-ovest detta Cresta di Zmutt; la cresta nord-est detta Cresta dell'Hörnli e la cresta sud-est detta Cresta di Furggen.

La vetta è costituita da due cime distinte collegate da un sottile filo di cresta. La cima più alta viene chiamata Cima svizzera; quella più bassa (di soli due metri) si chiama Cima italiana. La frontiera italo-svizzera segue invece la cresta stessa, coincidente con la linea di displuvio, come sancito dalla Convenzione del 24 luglio 1941 tra la Confederazione Svizzera e il Regno d’Italia.

Tale convenzione sancisce il principio della linea di displuvio come confine naturale e indica in maniera specifica in quali tratti si abbandona tale criterio. Il Cervino non ne fa parte.

Le due cime sono quindi condivise tra i due stati.

Dopo la prima storica conquista il Cervino è stato teatro di tante imprese alpinistiche lungo le sue pareti e creste. Tra le altre sono degne di nota: Albert Mummery, 1879 - prima salita della cresta di Zmutt (con le guide Alexander Burgener, Augustin Gentinetta e Johann Petrus), Walter Bonatti, 1965 - prima salita invernale della parete Nord (in solitaria) e Hans Kammerlander, 1992 - salita delle quattro creste in 24 ore.


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A proposito di Luca Soraci

Il mondo può essere considerato come un museo, un immenso museo che la natura el'uomo, rivali nella genialità hanno popolato di "meraviglie".
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