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domenica 30 novembre 2008

Le Dolomiti, complesso di valori naturalistici, storici, paesaggistici e ambientali

Le Dolomiti (anche dette Monti pallidi) sono un sezione alpina delle Alpi Orientali, in Italia.

Delimitazione

Normalmente con il termine Dolomiti si è soliti riferirsi a quell'insieme di gruppi montuosi, caratterizzati da una prevalente presenza di roccia dolomitica, convenzionalmente delimitati a nord dalla Rienza e dalla Val Pusteria, a ovest dall'Isarco e l'Adige con la valle omonima, a sud dal Brenta da cui si stacca la Catena del Lagorai al confine con la Val di Fiemme e a est dal Piave e dal Cadore.

L'esistenza delle Dolomiti d'Oltrepiave, situate a est del fiume Piave, nelle province di Belluno, Udine e Pordenone (e anche in parte dell'Austria, in bassa Carinzia), delle Dolomiti di Brenta, collocate nel Trentino occidentale, delle Piccole Dolomiti, fra Trentino e Veneto, e di affioramenti sparsi sulle Alpi (ad esempio la cima del Gran Zebrù nel gruppo Ortles-Cevedale) evidenzia la natura puramente convenzionale di questa delimitazione territoriale (talvolta si parla anche di Dolomiti Orientali per riferirsi alla parte sopra menzionata, e di Dolomiti Occidentali, per riferirsi alle Dolomiti di Brenta).
Lago di Molveno

L'area dolomitica si estende tra le province di Belluno - entro i cui confini è situata la parte più rilevante - Bolzano, Trento, Udine e Pordenone.

La SOIUSA, basandosi su criteri di delimitazione soltanto geografici, adotta confini diversi: inserisce in altre sezioni ammassi dolomitici come le Piccole Dolomiti e le Dolomiti di Brenta, mentre include nella sezione 31 degli ammassi porfirici come il Lagorai e la Cima d'Asta.
Origine del nome

Le Dolomiti prendono il nome dal naturalista francese Déodat de Dolomieu (1750-1801) che per primo studiò il particolare tipo di roccia predominante nella regione, battezzata in suo onore dolomia (carbonato doppio di calcio e magnesio, MgCa(CO3)2 ).

Storia geologica

La genesi di questo tipo di roccia carbonatica inizia attraverso l'accumulo di conchiglie, coralli e alghe calcareee in ambiente marino e tropicale (simile all'attuale barriera corallina delle Bahamas, e dell'Australia orientale). In particolare, questi accumuli ebbero luogo nel Triassico, circa 250 milioni di anni fa (ricorda che il genere Homo compare 3 milioni di anni fa), in zone con latitudine e longitudine molto diverse dall'attuale locazione delle Dolomiti, dove esistevano mari caldi e poco profondi.

Sul fondo dei mari si accumularono centinaia di metri di sedimento che si trasformarono sotto il loro stesso peso perdendo i fluidi interni e diventando roccia. Successivamente, lo scontro tra la placca europea e la placca africana (orogenesi alpina) fece emergere queste rocce innalzandole oltre 3000 m sopra il livello del mare.

Il paesaggio attuale, spigoloso e ricco di dislivelli, compare all’occhio del turista come un crogiuolo disordinato di rocce che nulla ha a che fare con le barriere coralline. A determinare tale trasformazione sono stati: i piegamenti e le rotture delle rocce lungo piani di scorrimento (faglie), ai cui movimenti corrispondono altrettanti terremoti; episodiche esplosioni vulcaniche e relativi depositi; erosioni differenziali legate agli agenti atmosferici e ai piani di debolezza insiti nelle rocce.

L'innalzamento delle rocce dolomitiche è tutt’ora in corso. Oggi le Dolomiti mostrano il biancore dei carbonati di scogliera corallina, l'acutezza di rocce coinvolte in orogenesi recenti, le incisioni di potenti agenti esogeni (ghiacciai, vento, pioggia, freddo-caldo…). Numerosi parchi naturali proteggono questa particolare natura e vari comitati ad hoc sono impegnati nel proporre le Dolomiti come patrimonio dell'umanità.

Nel futuro geologico le Dolomiti continueranno a crescere inglobando nuovi settori di rocce sospinte dallo scontro tra le placche europea e africana (come per la catena himalayana); la scomparsa di questa spinta determinerà il prevalere degli agenti esogeni tendenti ad appianare e addolcire il paesaggio montano (come succede negli Urali).

L'ente Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi

L'Ente Parco è un "Ente pubblico autonomo non economico" la cui attività è regolata dalla legge quadro sulle aree protette: la 394 del 1991.

Le finalità

  • Tutela di un complesso di valori naturalistici, storici, paesaggistici e ambientali e conservazione dei valori biogenetici della flora e della fauna nonchè degli attuali aspetti geomorfologici.
  • Creazione di migliori condizioni di vita per le genti delle zone montane interessate.
    Promozione della ricerca scientifica e dell'educazione ambientale (divulgazione della cultura naturalistica).
  • Favorire il ripristino delle attività agrosilvopastorali, compatibili con le finalità di tutela, nelle aree a più spiccata vocazione primaria.
  • L'obiettivo fondamentale è la creazione di opportunità di sviluppo attraverso una seria politica di tutela dei valori naturalistici che rappresentano la vera risorsa del territorio.

Caratteristiche generali del Parco

Perché un Parco nelle Dolomiti
II Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi nasce per tutelare un territorio di straordinaria valenza paesaggistica e naturalistica. Le Vette di Feltre e il Monte Serva erano già molto celebri per la loro flora fin dal XVIII secolo. La presenza di specie rare e di una eccezionale varietà di ambienti è dovuta anzitutto alla localizzazione geografica. Si situa infatti sul margine delle Alpi sudorientali, in zone molto impervie, parte delle quali sono rimaste libere dai ghiacci nel corso dei periodi molto freddi (glaciazioni) che si sono succeduti nel Quaternario e l'ultimo dei quali si è esaurito circa 10.000-12.000 anni fa.
Ambienti e culture diverse gravitano sull'area del Parco. Le frazioni dislocate sui declivi che si affacciano sulla Valle del Piave (Feltrino e Bellunese), si distinguono certamente dai centri agordini o della Val di Zoldo situati su versanti con caratteristiche climatiche e geologiche del tutto differenti.
Le aree di massimo interesse naturalistico sono situate nelle zone più elevate, negli altipiani, nelle buse di origine glaciale, ma non mancano stazioni di notevole importanza anche presso i fondovalle e gli accessi più frequentati. La grande varietà di ambienti e di paesaggi è la caratteristica più evidente, particolarmente apprezzabile nella stagione estiva, caratterizzata da prorompenti fioriture.

Le Alpi Feltrine
Il settore più occidentale, quello delle Vette propriamente dette, è caratterizzato da cime erbose (la più celebre è la piramide del Monte Pavione, 2335 m) ed estesi detriti di falda, circhi glaciali e conche carsiche.
Vi si accede dalla zona collinare (Croce d'Aune, Col dei Mich, Val di San Martin) attraverso ripidi sentieri che aggirano versanti scoscesi ma di grande interesse, con ambienti che ricordano gli aspri paesaggi prealpini. II sottogruppo di Cimonega ha invece un'impronta tipicamente dolomitica e culmina nei 2550 m del Sass de Mura. E' accessibile dalla profonda Valle di Canzoi, dalla quale si raggiungono anche gli altopiani di Erera-Brendol e i Piani Eterni nel settore più orientale delle Alpi Feltrine. Aspetti dolomitici e prealpini sono mirabilmente fusi nei sottogruppi del Pizzocco e di Agnelezze.

I Monti del Sole
I Monti del Sole (su entrambi i versanti, del Mis e del Cordevole) rappresentano il cuore selvaggio del Parco; superbi e quasi inaccessibili, si propongono quale santuario dove le forze degli agenti naturali, sembrano respingere i tentativi dell'uomo. Già da quote molto basse, profonde forre, canalini detritici, cascatelle, ripide creste e spuntoni rocciosi, dirupi boscati, delineano un paesaggio di rara suggestione che ricorda quello delle zone più orientali dell'arco alpino.

Il settore orientale
Anche sul versante bellunese si apprezza l'alternanza fra imponenti pareti dolomitiche (si pensi al Burel della Schiara) e cime erbose (Monte Serva). Di eccezionale pregio anche la bella foresta nella conca di Cajada e gli spalti erboso-rupestri del gruppo della Talvéna. Caratteristici delle Dolomiti più interne sono infine i freschi versanti sulla destra idrografica del torrente Maé (Val Pramper e del Grisol) che si differenziano nettamente dagli aridi e dirupati pendii che si osservano risalendo la Valle del Piave tra Ponte nelle Alpi e Longarone.

All'interno del perimetro del Parco sono inclusi due laghi artificiali, quello del Mis e quello de La Stua in Val Canzoi.

AREA DIMOSTRATIVA "FOSSIL-FREE"
DEL PARCO NAZIONALE DOLOMITI BELLUNESI

presentazione

1. Le aree naturali protette per un sistema energetico sostenibile

L'idea ispiratrice del progetto "Area dimostrativa fossil free del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi" è quella di un'area protetta che oltre ad adempiere alle sue primarie funzioni di conservazione naturalistica, ricerca scientifica ed educazione ambientale possa e debba proporsi più in generale come un vero e proprio "laboratorio di sviluppo sostenibile", realizzando applicazioni-pilota di tecnologie alternative:
· produzione e uso dell'energia
· gestione del ciclo dei rifiuti,
· trattamento delle acque reflue,
· mobilità,
al fine di lanciare una sfida propositiva al territorio esterno ai suoi confini, esemplificando ed anticipando un nuovo modo di gestire le risorse naturali e di rapportarsi con i diritti delle future generazioni e dei paesi del Sud del mondo.

Questo progetto di "solarizzazione" del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi mira a promuovere una penetrazione capillare in particolare:
· delle moderne tecnologie di sfruttamento dell'energia dal legno (cippato, pellet, legna da ardere tal quale) con combustione a gassificazione,
· del gasolio vegetale per usi di riscaldamento, micro-cogenerazione e alimentazione alternativa dei motori diesel,
· dell'energia solare termica e fotovoltaica
· dell'energia micro-idroelettrica,
sia nelle aree interne del Parco che nelle sue limitate zone antropizzate al perimetro, nella prospettiva di farne un'area dimostrativa appunto completamente "libera" (quantomeno come obiettivo di medio periodo, considerata in particolare la difficoltà di sostituire i carburanti convenzionali per trasporto) dalle fonti fossili di energia e che pertanto non contribuisce al cambiamento del clima globale del pianeta attraverso l'emissione di gas ad effetto serra.

Sebbene il potenziale di sostituzione di energia fossile in un'area naturale protetta poco antropizzata com'è il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi sia intrinsecamente limitato dal punto di vista quantitativo, l'elevato impatto comunicativo e pedagogico di un tale "punto focale" per soluzioni alternative applicate al soddisfacimento dei fabbisogni energetici termici, elettrici e per trasporto è garantito dal grande numero di alpinisti e escursionisti, turisti e classi scolastiche che visitano il Parco ogni anno.

Un ambito territoriale del Parco dove la realizzazione di progetti pilota di energie alternative assume un significato dimostrativo particolare è quello della valle del Mis. La valle è rimasta disconnessa dalla rete elettrica Enel in seguito all'alluvione del '66, evento che ha determinato l'esito definitivo di un decennale processo storico di abbandono.

Oggi viceversa la valle costituisce una delle più importanti vie di penetrazione nel territorio del Parco, e l'ambito di fruizione turistica di massa più importante del Parco stesso. Al fine di supportare adeguatamente la sua valorizzazione, le amministrazioni locali da tempo hanno manifestato l'intenzione di riportare l'elettricità in valle.

Il progetto di elettrificazione alternativa proposto mira appunto a soddisfare i legittimi fabbisogni di energia elettrica della valle conseguenti all'infrastrutturazione turistica in progetto, ma tramite l'impiego di fonti energetiche rinnovabili, in particolare quella micro-idraulica e quella fotovoltaica.

Nel loro complesso, le applicazioni di energie rinnovabili proposte per una strategia di elettrificazione alternativa consentirebbero di realizzare nella Valle del Mis una vera e propria "vetrina tecnologica" delle possibilità oggi concretamente offerte dalle fonti rinnovabili di energia, probabilmente unica in Italia sia per la varietà delle soluzioni progettuali presentate che per la loro concentrazione spaziale. Grazie al forte valore innovativo e dimostrativo, tale "vetrina" può divenire essa stessa motivo di attrazione di flussi turistici nel Parco, nonché oggetto di visite tecniche mirate.


2. Rassegna degli interventi progettati per un Parco fossil-free

1. Piano di "solarizzazione" (con energia fotovoltaica, micro-idraulica, microcogenerazione a biodiesel) delle infrastrutture in quota, con l'obiettivo di eliminare nella maggior misura possibile l'impatto ambientale e il rumore dei convenzionali generatori elettrici, il cui uso è del tutto contraddittorio in ambiti di elevata sensibilità ecologica:
· i rifugi compresi nel territorio del Parco, contribuendo così a rendere sostenibili i flussi di fruizione turistica;
· le malghe tuttora attive, contribuendo - grazie al sostanziale miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro in quota che tali applicazioni consentono - ad invertire il processo di abbandono di questi fondamentali presidi del territorio montano e depositari di preziosi valori storico-antropologici.
2. Piano di applicazioni dimostrative e promozionali di energia solare termica e fotovoltaica e di riscaldamento a biomasse forestali in bassa quota, in particolare negli ambiti di interfaccia con i flussi turistici e di visita, al fine di massimizzare l'impatto comunicativo e dimostrativo di tali soluzioni alternative: centri visitatori, foresterie e ostelli, musei, stazioni forestali, la sede stessa dell'Ente Parco.
3. Piano di elettrificazione alternativa della Valle del Mis:
· applicazioni di elettrificazione fotovoltaica e micro-idroelettrica delle infrastrutture turistiche (campeggio, bungalow, punti ristoro) e degli insediamenti rurali tradizionali;
· applicazioni stradali di alimentazione fotovoltaica (illuminazione delle gallerie stradali, alimentazione di semafori, sistemi di tele-gestione dei posti macchina esistenti in valle) e altre applicazioni dimostrative delle possibilità offerte dalla tecnologia fotovoltaica: battelli elettrici a impatto ambientale nullo per escursioni sul lago; lampioni stradali fotovoltaici; rete di radiotelefonia rurale, sistemi a raggi UVA automatizzati per la potabilizzazione dell'acqua.
4. Piano di incentivazione della "solarizzazione" delle abitazioni delle famiglie residenti all'interno del perimetro del Parco, tramite l'impiego di caldaie a biomassa a gassificazione, collettori solari termici, tetti fotovoltaici connessi in rete.
5. Piano di accessibilità e mobilità sostenibile per il territorio del Parco, fondato su sistemi di restrizione stagionale del traffico privato negli ambiti di penetrazione più critici e sull'impiego di mezzi-navetta collettivi con alimentazione a biodiesel o ibrida (elettrica e biodiesel) e di auto e ciclomotori elettrici alimentati da pensiline fotovoltaiche per garantire anche una mobilità di tipo individualizzato.
Notizie utili

Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi
Sede in Piazzale Zancanaro, 1
32032 Feltre (BL)
Tel. 0439/3328
Fax 0439/332999
e-mail:
info@dolomitipark.it

Coordinamento Territoriale per l'Ambiente del CFS sedi
Coordinamento Territoriale per l'Ambiente di Feltre: V.le del Vincheto, 9 Cellarda 32032 Feltre, tel 0439 840411
Comando Stazione di Candàten, 32036 Sedico, tel 0437 849903
Comando Stazione Pian d'Avena, 32034 Pedavéna, tel 0439 977157
Comando Stazione Longarone bis, 32010 Termine di Cadore, tel 0437 578100
Comandi Stazione di Sospirolo, 32036 Sedico, tel. 0437 87891

Dolomiti Turismo srl
Via R .Psaro, 21 32100 Belluno, tel 0437 940084, fax 0437 940073 Sito web: www.infodolomiti.it
e-mail mail@infodolomiti.it

Uffici informazioni e assistenza turistica (I.A.T.)
Belluno, piazza dei Martiri 8, tel 0437 940083, fax 0437 940073
Feltre, piazzetta Trento e Trieste 9 , tel 0439 2540, fax 0439 2839
Forno di Zoldo, via Roma 10/a, tel 0437 787349, fax 0437 787340

Agenzie e biglietterie autolinee Dolomiti Bus
Belluno, piazzale Stazione, tel 0437 941167 - 0437 941237
Feltre, viale Piave 7, tel 0439 2798

Stazioni ferroviarie
Belluno, tel 0437 25765, biglietteria tel 0437 944438
Feltre, tel 0439 2317

Pronto soccorso
SUEM (Servizo Urgenza Emergenza Medica), tel 118
Soccorso alpino ed Elisoccorso, tel 118

Vincheto di Cellarda
Riserva naturale zona umida di interesse internazionale
Località Cellarda, Feltre, tel 0439 89520
Periodo migliore per le visite da maggio ad ottobre
Ingresso gratuito; aperto tutto l'anno con orari: lunedì, martedì chiuso; altri feriali dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 17.00; domenica dalle 10.00 alle 17.00.
Comandi stazione del Coordinamento Territoriale per l'Ambiente


Le zecche, presenza scomoda
Per una dovuta e corretta informazione si informano i visitatori che all'interno del territorio del Parco, come in gran parte dell'arco alpino, è stata riscontrata la presenza di zecche, Acari parassiti che in alcuni casi possono trasmettere malattie di tipo batterico o virale anche all'uomo.
La presenza di questi parassiti è una realtà con cui è necessario imparare a convivere e non deve indurre a rinunciare all'esperienza di una visita a questi ambienti straordinari; deve però essere tenuta in debita considerazione, al fine di prendere le dovute precauzioni.
Durante l'escursione si raccomandano quindi un abbigliamento adeguato (pantaloni lunghi di colore chiaro), ed un corretto comportamento: tenersi sempre sul sentiero o nelle radure falciate, evitando di andare nell'erba alta o di sedere per terra, rappresenta già un'ottima prevenzione.
E' utile poi effettuare un accurato controllo personale una volta rientrati dall'escursione.

Nel caso in cui si sia rilevata la presenza di zecche sulla pelle queste vanno estratte al più presto, rivolgendosi al proprio medico di base o ad un pronto soccorso ospedaliero.

Yellowstone rinasce a 20 anni dall'incendio

Il più grande incendio della storia delle aree protette degli Stati Uniti: a vent'anni esatti dalla terribile estate del 1988 il par­co di Yellowstone ne porta ancora visibili le tracce. Ma i ranger del par­co, e gli articoli che commemorano il ventennale, non rimpiangono nulla. Ne parlano come di un [ grande fatto naturale.

I fuochi cominciarono il 14 giugno e nelle prime settimane vennero considerati fisologici.

Il primo focolaio cominciò in località Storni Creek, come dire Rio Tem­pesta. La personalità più celebre co­stretta a interrompere le vacanze fu l'allora vicepresidente George Bush (senior) che pescava ai confini est del parco. Le settimane successive furono di grandiosa mobilitazione, n 25 agosto si decise di non fare pa­gare più l'accesso a Yellowstone, 1' 8 settembre si chiusero gli ac­cessi. La straordinaria mobilita­zione della SummerofFire, estate di fuoco, 25 mila tra pompieri, volontari e soldati, evitò vittime anche se il fuoco colpì il 36% del parco. Fi­nì, singolare coincidenza, l'I! set­tembre 1988, per una anticipata ca­duta di pioggia e neve. La giovane ranger Patty Drives al campeggio di Tower Falls conferma che l'incendio ha provocato una ricrescita equi­librata tra specie vegetali. Fatica a capire il mio stupore di italiano abituato a maledire i piromani. Questi incendi del West sono qua­si tutti provocati, vent'anni fa co­me oggi, da cause naturali.

sabato 29 novembre 2008

Il Nevado de Huascaran, al nord di Lima, porta orgogliosamente la sua testa incoronata di nevi eterne

Il Nevado de Huascaran, al nord di Lima, porta orgogliosamente la sua testa incoronata di nevi eterne e spesso incappucciata da nebbie. È visibile fin dall'Oceano Pa­cifico, come un profilo di 6.768 metri erto al di sopra di colline bian­cheggianti dell'avanpaese. Punto culminante del massiccio della Cordigliera Bianca, 29 cime delle quali superano i 6000.

Lo Huascaran è stato esplorato per la prima volta nel 1903 dall'inglese Henoch al quale nel 1908 succedette la giornalista americana Annic Peck che lo scalò dalla parete nord. L'ascensione della parete sud (la più alta), è stata realizzata soltanto nel 1932 da un gruppo di alpinisti austriaci e tedeschi.

Il Huascarán è un vulcano estinto del Perù centroccidentale, situato nella sezione settentrionale delle Ande. Con i suoi 6.768 m d’altezza, il vulcano è la vetta principale del paese, nonché il punto culminante della Cordigliera Occidentale. Il massiccio granitico, noto anche con il nome di Nevado de Huascarán, sorge nel cuore del Parco nazionale di Huascarán, creato nel 1975 e dichiarato nel 1985 Patrimonio dell'Umanità dall’UNESCO. Nel 1962 una rovinosa valanga distaccatasi dalle pendici del vulcano provocò la morte di 3500 persone, mentre nel 1970 furono circa 20.000 le vittime della valanga di neve e fango originatasi da un movimento tellurico, che distrusse la sottostante cittadina di Yungay.

Si distinguono due vette dell'Huascarán: la più alta, detta Huascarán Sud, è separata dal colle della Garganta dall'Huascarán Nord, che raggiunge i 6.655 m.

Il nome proviene dal quechua waskha (catena) e ran (montagna rocciosa) quindi significherebbe "catena di montagne". Ci sono varie leggende sull'origine del nome, però la piu verosimile è quella che "l'inca Huayna Cápac passando per Yungay le diede il nome del suo figlio primogenito Huáscar alla più alta e bella montagna" per quanto Huascarán vuol dire anche "la montagna di Huáscar". La montagna ha dato il nome al Parco nazionale dell'Huascarán.

Nel 1970, il terremoto di Ancash causò il distacco di un grande pezzo di ghiacciaio, neve e pietre, della vetta Nord suscitando la totale scomparsa della città di Yungay, dove morirono più di 20.000 abitanti. Il terremoto arrecò gravi danni a molte città, da Huacho nella regione di Lima, fino a Trujillo nella regione di La Libertad.

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Cresta sud

L'Huascaran è la montagna più alta del Perù ed è tra le più alte delle Ande. Si trova nella Cordillera Blanca, una catena di bellissime ed impervie vette di ghiaccio. Presenta due cime ben distinte: la cumbre Sur (6768 m) più alta ma tecnicamente più facile, ed appunto la Norte (6654 m.), separate dall'ampia sella glaciale della Garganta (6000 m) spazzata in continuazione da venti gelidi e fortissimi, che rappresentano una delle maggiori insidie dell'ascensione. Nel 1975 è stato istituito il Parco Nazionale dell'Huascaran per proteggere la zona dallo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali, oltre che per regolare trekking ed ascensioni. La via normale per la Garganta e la cresta sud si svolge dapprima per sentieri e tracce tra detriti morenici quindi, raggiunto il ghiacciaio a 5000 metri, interamente su neve e ghiaccio con seri problemi di crepacci nel tratto della "canaleta" tra il campo I e la Garganta, dove si possono trovare brevi passaggi su ghiaccio molto ripido. La stagione migliore per compiere l'ascensione è il secco inverno andino, corrispondente ai nostri mesi estivi di luglio e agosto.
Difficoltà: AD- ( II / 45° )
Dislivello: 3650m
Tempo: 6/7 giorni

Da Musho (3050 m.), raggiunto con jeep o mini-bus dalla città di Huaraz, si sale attraverso splendide piantagioni di eucalipto sino a raggiungere una zona dove la vegetazione si fa meno fiorente; da qui, anzichè seguire la larga mulattiera riservata ad asini e cavalli, si segue il ripido sentierino che sale più diretto sino a raggiungere una grande pietra circondata dalla vegetazione, da dove si gode un bel panorama e dove di solito si sosta. Ora il sentiero sale meno ripido sino a raggiungere una costola, risalendo la quale, con un ultimo traverso verso destra, si raggiunge il luogo dove sorge il campo base (4200 m, da Musho 3h-4h).

Dal campo base si risalgono delle roccette (ometti segnavia) sino a raggiungere una traccia che a tratti sparisce tra i lastroni rocciosi levigati dall'azione del ghiacciaio, che vanno risaliti con qualche passaggio di facile arrampicata, attraversando alcuni ruscelli glaciali (ometti sempre ben visibili) sino a raggiungere un sentiero ben definito che porta al refugio Huascaran (4750 m.), poco oltre il quale in direzione del ghiacciaio è situato il campo Morrena (4800 m, dal campo base 2h-3h).

Prima di proseguire verso il campo I, normalmente, si ridiscende per una notte al campo base per migliorare l'acclimatazione. Dal campo Morrena, si risale per sfasciumi e grossi blocchi morenici verso il sovrastante ghiacciaio (ometti), che viene raggiunto a quota 5000 metri. Il passaggio dalla morena al ghiacciaio può presentare un tratto di ghiaccio un po' ripido, ma poi il percorso diventa una passeggiata su pendenze irrilevanti e con pochi ed innoqui crepacci, sino a raggiungere le piazzuole nella neve del campo I (5250 m, dal campo Morrena 2h-3h).

Dal campo I si deve affrontare la parte più pericolosa dell'ascensione; è consigliabile una partenza mattutina di buon ora. Si inizia risalendo su pendii non troppo ripidi cominciando ad aggirare i crepacci più grossi, sino ad entrare nella "canaleta", una parte del ghiacciaio ripida e percorsa da numerosi ed insidiosi crepacci, che a volte vanno aggirati su ghiaccio ripido, a volte superati direttamente sfruttando degli affilati e precari ponti composti da lame di ghiaccio: in questo tratto la pendenza è mediamente sui 40°, ma per superare un paio di crepaccioni si devono affrontare dei brevi muri molto più ripidi. Al termine della rampa si taglia verso sinistra attraversando a mezza costa, con brevi risalite, in direzione della Garganta; questo tratto è minacciato dai seracchi della soprastante parete ovest dell'Huascaran Sur. Raggiunti i pendii più aperti che portano alla Garganta, si arriva al campo II posto qualche decina di metri sotto al colle (5950 m, dal campo I 4h-5h).

Dal campo II (in vista della discesa è sempre bene partire presto) aggirati dei grossi crepacci, si è in breve alla Garganta; da qui si volge a sinistra per attaccare il pendio nevoso dell'Huascaran Norte che porta alla cresta sud. La salita (in genere tracciata e segnalata con aste) inizia subito piuttosto ripida (45°) poi, raggiunta verso sinistra una spalla nevosa, l'inclinazione diminuisce leggermente, per poi aumentare di nuovo sino a raggiungere la cresta sud, seguendo la quale si giunge in vetta (6654 m, dal campo II 4h-5h).
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In discesa bisogna prestare attenzione ai tratti ripidi sopra alla Garganta; raggiunto il campo II, se si è stati sufficentemente rapidi e le condizioni fisiche lo permettono, conviene scendere direttamente almeno sino al campo I (massima attenzione alle cadute di ghiaccio dall'Huscaran Sur ed ai crepacci della "canaleta") se non al campo Morrena, per poi guadagnare il campo base il giorno successivo.


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La Cordigliera delle Ande offre ai passeggeri delle linee aeree transandine, questo spettacolo di una bellezza allucinante.

I picchi della Cordigliera delle Ande nel Perù, strappano il mare di nubi, offrendo, ai passeggeri delle linee aeree transandine, questo spettacolo di una bellezza allucinante.

L'edifi­cio andino raggiunge la sua più grande ampiezza nel sud del paese.

Fra la Cordigliera orientale, dove si annida l'antica capitale inca, Cuzco, e la Cordigliera occidentale, costeggiata da belle costruzioni vulcaniche, si estendono le « Punas »: su queste vaste superficie piane, comprese fra i 3.000 e i 5.000 metri, non cresce che una vegetazione bassa e sparsa. In preda alla siccità, al freddo ed al vento, le punas sono il dominio degli Indiani allevatori di lama o di alpaca.
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La cordigliera delle Ande (in spagnolo Cordillera de los Andes) è un'importante catena montuosa dell'America meridionale, situata nella parte più occidentale del continente. Con i suoi 7.200 km di lunghezza (dall'istmo di Panamá, a nord, fino a Capo Horn, a sud) è considerata la catena montuosa più lunga del mondo. La sua larghezza media è di 240 km, toccando nel punto più esteso i 500 km (fra il 18° e il 20° parallelo), mentre l'altezza media è di circa 4.000 metri.
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La catena delle Ande è formata principalmente da due grandi settori: la Cordillera Oriental e la Cordillera Occidental, in gran parte separati da una profonda depressione intermedia, in cui sorgono altre catene di importanza minore, la principale delle quali è Cordillera de la Costa cilena. Altre piccole catene sorgono ai lati delle grandi catene.

Le Ande attraversano sette stati dell'America meridionale: Argentina, Bolivia, Cile, Colombia, Ecuador, Perù e Venezuela, alcuni dei quali sono noti come Paesi andini.

La cordigliera delle Ande è la più alta catena montuosa al di fuori del continente asiatico. La cima più alta, l'Aconcagua, tocca i 6.962 metri sopra il livello del mare. La vetta del vulcano Chimborazo, nelle Ande ecuadoriane, è il punto della superficie terrestre più lontano dal centro della Terra, a causa del rigonfiamento equatoriale.

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Montagna Vetta(metri) Stato
Aconcagua 6.962 bandiera Argentina
Ojos del Salado 6.880 bandiera Argentina e bandiera Cile
Monte Pissis 6.795 bandiera Argentina
Mercedario 6.770 bandiera Argentina
Huascarán 6.768 bandiera Perù
Cerro Bonete 6.759 bandiera Argentina
Tres Cruces 6.758 bandiera Argentina e bandiera Cile
Llullaillaco 6.739 bandiera Argentina e bandiera Cile
Walther Penck 6.658 bandiera Argentina
Incahuasi 6.638 bandiera Argentina e bandiera Cile
Yerupaja 6.634 bandiera Perù
Tupungato 6.550 bandiera Argentina e bandiera Cile
Sajama 6.542 bandiera Bolivia
Coropuna 6.425 bandiera Perù
Antofalla 6.409 bandiera Argentina
Illimani 6.402 bandiera Bolivia
Huandoy 6.395 bandiera Perù
Ausangate 6.384 bandiera Perù
Ancohuma 6.380 bandiera Bolivia
Nevad0 de Cachi 6.380 bandiera Argentina
Illampu 6.368 bandiera Bolivia
Parinacota 6.362 bandiera Cile e bandiera Bolivia
Las Tórtolas 6.323 bandiera Argentina e bandiera Cile
Chimborazo 6.310 bandiera Ecuador
Salcantay 6.271 bandiera Perù
Pomerape 6.240 bandiera Cile e bandiera Bolivia
Colpa Ananta 6.110 bandiera Perù
El Marmolejo 6.108 bandiera Argentina e bandiera Cile
Huayna Potosí 6.088 bandiera Bolivia
Guallatiri 6.071 bandiera Cile
Acotango 6.052 bandiera Cile e bandiera Bolivia
Piuquenes 6.019 bandiera Argentina e bandiera Cile
Tunupa 6.010 bandiera Bolivia
Uturuncu 6.008 bandiera Bolivia
Nevado Palomani 5.999 bandiera Bolivia
Cerro Alto Toroni 5.982 bandiera Cile e bandiera Bolivia
Licancàbur 5.920 bandiera Cile e bandiera Bolivia
Galán 5.912 bandiera Argentina
Cotopaxi 5.897 bandiera Ecuador
Ollagüe 5.897 bandiera Cile e bandiera Bolivia
El Azufre 5.856 bandiera Cile
Tocorpuni 5.833 bandiera Bolivia
Misti 5.822 m bandiera Perù
Cayambe 5.790 bandiera Ecuador
Picco Simón Bolivar 5.775 bandiera Colombia
Picco Cristoforo Colombo 5.775 bandiera Colombia
Lastarria 5.697 bandiera Argentina e bandiera Cile
Cerro Zapaleri 5.653 bandiera Cile
Isluga 5.530 bandiera Cile
Cerro Escorial 5.447 bandiera Argentina e bandiera Cile
Cerro El Plomo 5.424 bandiera Cile
Cerro Bayo 5.401 bandiera Argentina
Iliniza Sur 5.253 bandiera Ecuador
Sangay 5.230 bandiera Ecuador
Tungurahua 5.023 bandiera Ecuador
Pico Bolivar 4.981 bandiera Venezuela
Imbabura 4.609 bandiera Ecuador
Pico Espejo 4.600 bandiera Venezuela
Monte San Valentin 4.058 bandiera Cile

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