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martedì 25 dicembre 2007

Aurora polare



L'aurora polare, o anche semplicemente aurora, spesso denominata boreale o australe, a seconda dell'emisfero in cui si verifica, è un fenomeno ottico caratterizzato principalmente da bande luminose di colore rosso-verde-azzurro (detti archi aurorali). Le aurore possono comunque manifestarsi con un ampia gamma di forme e colori, rapidamente mutevoli nel tempo e nello spazio.

Il fenomeno è causato dall'interazione di particelle cariche (protoni ed elettroni) di origine solare (vento solare) con la ionosfera terrestre (atmosfera tra i 100-500 km). Tali particelle eccitano gli atomi dell'atmosfera che in seguito diseccitandosi emettono luce di varie lunghezze d'onda. A causa della geometria del campo magnetico, le aurore sono visibili in due ristrette fasce attorno ai poli magnetici della terra, dette ovali aurorali. Le aurore visibili ad occhio nudo sono prodotte dagli elettroni, mentre quelle di protoni possono essere osservate solo con l'ausilio di particolari strumenti, sia da terra che dallo spazio. Le aurore sono più intense e frequenti durante periodi di intensa attività solare, periodi in cui il campo magnetico interplanetario può presentare notevoli variazioni in intensità e direzione, aumentando la possibilità di un accoppiamento (riconnessione mangnetica, vedi avanti) con il campo magnetico terrestre.

Origine o provenienza

L'origine dell'aurora si trova a 149 milioni di km dalla Terra, cioè sul Sole. Le particellevento solare. Questo si muove attraverso lo spazio interplanetario (e quindi verso la Terra) con delle velocità tipicamente comprese tra i 400 e gli 800 km/s, trascinando con sé parte del campo magnetico solare (campo magnetico interplanetario). Il vento solare, interagendo con il campo magnetico terrestre detto anche magnetosfera, lo distorce creando una sorta di "bolla" magnetica, di forma simile ad una cometa. energetiche emesse dal Sole viaggiano nello spazio formando il

La magnetosfera terrestre funziona come uno scudo, schermando la Terra dall'impatto diretto delle particelle cariche (plasma) che compongono il vento solare. In prima approssimazione queste particelle "scivolano" lungo il bordo esterno della magnetosfera (magnetopausa) e passano oltre la Terra. In realtà, a causa di un processo noto come riconnessione magnetica (tra il campo magnetico interplanetario e quello terrestre), il plasma del vento solare può penetrare dentro la magnetosfera e, dopo complessi processi di accelerazione, interagire con la ionosfera terrestre, dando luogo al fenomeno delle aurore.

Le aurore sono più intense quando sono in corso tempeste magnetiche causate da una forte attività delle macchie solari. La distribuzione dell'intensità delle aurore in altitudine mostra che si formano prevalentemente ad un altitudine di 100 km sopra la superficie terrestre. Sono in genere visibili nelle regioni vicine ai poli, ma possono occasionalmente essere viste molto più a sud, fino a 40° di latitudine.

Le particelle che si muovono verso la Terra colpiscono l'atmosfera attorno ai poli formando una specie di anello, chiamato l'ovale aurorale. Questo anello è centrato sul polo magnetico (spostato di circa 11° rispetto dal polo geografico) ed ha un diametro di 3000 km nei periodi di quiete, per poi crescere quando la magnetosfera è disturbata. Gli ovali aurorali si trovano generalmente tra 60° e 70° di latitudine nord e sud.

La chimica dell'aurora

L'aurora è formata dall'interazione di particelle ad alta energia (in genere elettroni) con gli atomifotoni (particelle di luce). Questo processo è simile alla scarica al plasma di una lampada al neon. neutri dell'alta atmosfera terrestre. Queste particelle possono eccitare (tramite collisioni) gli elettroni di valenza dell'atomo neutro. Dopo un intervallo di tempo caratteristico, tali elettroni ritornano al loro stato iniziale, emettendo

I particolari colori di un'aurora dipendono da quali gas sono presenti nell'atmosfera, dal loro stato elettrico e dall'energia delle particelle che li colpiscono. L'ossigeno atomico è responsabile del colore verde (lunghezza d'onda 557,7 nm), e l'ossigeno molecolare per il rosso (630 nm). L'azoto causa il colore blu.

Variazioni del Sole e effetti sulla Terra

Immagine:Auroraborealissm.jpg

Il sole è una stella con alcune caratteristiche molto variabili, che cambiano con periodi che vanno da poche ore a centinaia d'anni. La direzione del campo magnetico interplanetario, e la velocità e la densità del vento solare, dipendono tutte dall'attività del Sole. Possono cambiare drasticamente in poco tempo e influenzare l'attività geomagnetica. Quando questa aumenta, il bordo meridionale dell'atmosfera boreale si muove verso sud. Anche le emissioni di materia della corona solare causano ovali aurorali più grandi. Se il campo magnetico interplanetario è rivolto in direzione opposta a quello terrestre il trasferimento di energia è più grande, e quindi le aurore sono più pronunciate.

I disturbi della magnetosfera terrestre sono chiamate tempeste geomagnetiche. Esse possono produrre cambiamenti improvvisi nella forma e nel moto dell'aurora, chiamati sottotempeste aurorali. Le fluttuazioni magnetiche di tutte queste tempeste possono causare disturbi alla rete di energia elettrica, a volte facendo guastare alcuni apparecchi e causando black out estesi. Possono anche influenzare il funzionamento delle radiocomunicazioni via satellite. Le tempeste magnetiche possono durare parecchie ore o anche giorni, e sottotempeste aurorali possono avvenire molte volte al giorno. Ogni sottotempesta genera centinaia di terajoule di energia, tanta quanta ne consumano gli interi Stati Uniti in dieci ore.

mercoledì 19 dicembre 2007

Piramide di Cheope, l'unica delle sette meraviglie del mondo antico che sia giunta sino a noi.

La Piramide di Cheope a Giza, anche detta Grande piramide, è l'unica delle sette meraviglie del mondo antico che sia giunta sino a noi, nonché la più famosa piramide del mondo.

È la più grande delle tre piramidi della necropoli di Giza, vicino al Cairo in Egitto. È stata eretta da Cheope (Horo Medjedu) della IV dinastia dell'Egitto Antico come monumento funebre. All'interno, come è accaduto per molte altre sepolture reali dell'antico Egitto saccheggiate dai violatori di tombe già nell'antichità, non è stata trovata alcuna sepoltura e ciò ha fatto nascere una miriade di teorie, spesso prive di reale fondamento, sul fatto che le piramidi non siano monumenti funebri.

Dovuta all'architetto Hemiunu, la piramide di Cheope aveva in origine il lato di base di 230,50 m e raggiungeva, con un'inclinazione di 50°50' delle sue facce, i 146,60 m: attualmente il vertice è a 137,18 m e la piramide occupa una superficie di 53 000 mq, mentre il volume dello spazio interno supera i 2 600 000 mc. Le sue quattro facce sono orientate quasi perfettamente verso i quattro punti cardinali.


Fu edificata nel XXVI secolo a.C. per volere del faraone omonimo. Sembra che i lavori siano durati una ventina d'anni e la manodopera impiegata sia stata di circa 100 000 persone. Se si considera che occorsero quasi 7 milioni di tonnellate di pietra (circa due milioni e mezzo di blocchi di pietra da più di due tonnellate l'uno, ricavati in loco, ad eccezione delle lastre di rivestimento trasportate dalle cave di Tura, poi innalzati e assemblati), apparirà una volta di più gigantesco l'impegno di lavoro necessario per simili opere. La piramide fu realizzata in tre progetti successivi che comportarono ogni volta delle modifiche.

http://www.viaggiandoin.com/FOTO/CrocieraNilo/La_Piramide_di_Cheope_b.jpg

Nel primo la camera sepolcrale (8 x 14 m) è sotterranea, a circa 31 m di profondità nella roccia, raggiunta da un corridoio secondo un angolo di 26,5°; tale progetto fu abbandonato come dimostra l'incompiutezza di questa stanza del sarcofago. Del secondo progetto fa parte la costruzione nel corpo stesso della piramide, a una ventina di metri dal suolo, della camera sepolcrale per il re, detta "stanza della Regina" anch'essa incompiuta, collegata con un corridoio di circa 80 m, ascendente per un tratto e poi orizzontale e più largo, al punto d'ingresso. Al terzo stadio vanno ascritti la "Grande Galleria", la camera sepolcrale e quelle di scarico.


Normalmente il turista può visitare le stanze e i corridoi del secondo e terzo progetto, in quanto è molto disagevole raggiungere la camera sotterranea e può compiere, accompagnato da una guida, l'ascensione dei monumento dall'angolo nordorientale della piramide. In un quarto d'ora si giunge sulla piattaforma ( 10 x 10 m) della sommità, dove la fatica della salita viene ricompensata dall'indimenticabile panorama offerto sui grandi complessi funerari regali, sulle numerose mastabe di principi, funzionari regi e dignitari e, più lontano, a nord sul Nilo e sulla parte meridionale del Delta, a nord-est e ad est sulle floride aree coltivate, sui palmizi e sui centri abitati di Giza e Dokki, poi oltre il Nilo, sui grandi caseggiati e i minareti del Cairo, sulla Cittadella e il Muqattam, a sud sui vari palmeti di Menfi e più oltre, nel deserto, sui complessi di Abusir, Saqqara, Dahshur e Meydum, e a ovest, infine, sull'immensa distesa del Deserto Libico.


All'interno della piramide si entra mediante l' ingresso del lato nord (il primo fu aperto nel IX sec., poi richiuso con blocchi di pietra) e si sale un basso corridoio fino all'inizio della "Grande Galleria" dove un corridoio orizzontale porta alla camera sepolcrale del secondo progetto (vasta 5.2o x 5,70 m). Riprendendo la visita dall'inizio della "Grande Galleria" (alta 8.50 m), rimarchevole per la sua concezione e la precisione della sua esecuzione, la si percorre per i suoi 47 m, per proseguire nel breve corridoio orizzontale (da questo punto il rivestimento è in granito) fino alla camera sepolcrale del re (5,20 x 10,40 m, alta 5,85 m), in granito di Assuan con un sarcofago vuoto e scoperchiato. Il soffitto della stanza è formato da nove blocchi di granito dal peso di circa 400 t ed è protetto da un dispositivo costituito di cinque compartimenti disposti uno sopra l'altro (camere di scarico) e separati ognuno da blocchi piatti di granito, l'ultimo dei quali coperto da blocchi di calcare disposti "a contrasto" allo scopo di ripartire le forze di pressione della massa.

L'aerazione della camera è assicurata da due prese d'aria. Tra le principali scoperte avvenute presso la piramide di Cheope si ricorda il ritrovamento (primi anni Cinquanta) di due imbarcazioni di legno, deposte in due cavità sagomate nella roccia lungo il lato meridionale della piramide, una delle imbarcazioni, ricostruita, è conservata in un museo situato sul luogo del reperimento.


Questa "barca solare", forse usata insieme ad altre per il trasporto della mummia del re e del corteo funebre, forse destinata al faraone per accompagnare il sole nel suo viaggio nell'aldilà, era costruita in cedro importato dal Libano e in sicomoro locale: lunga 43,40 e alta 5.90 m, aveva una stazza di 40 tonnellate. Altro importante ritrovamento fu quello della tomba, forse secondaria, della regina Hetepheres (moglie di Snefru e madre (Cheope), l'unica tomba reale dell'Antico Regno trovata intatta, nel 1925, a 100 m dal lato orientale della piramide: essa ha restituito un ricco corredo, ora al Museo del Cairo.

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L'attribuzione della grande piramide a Cheope è deducibile dalla concordanza dei rilievi archeologici con i dati storici in nostro possesso costituiti dai libri dello storico greco Erodoto.


La data probabile del suo completamento è il 2570 a.C., anche se da alcuni è stato proposto,sulla base di riscontri stellari (l'orientamento della Sfinge, il fatto che le tre piramidi rispecchiano la Cintura di Orione com'era 10000 anni prima, la coincidenza delle fattezze leonine della sfinge, avente quasi lo stesso grado di erosione della piramide, con l'era del leone, coincidente alle date che gli archeoastronomi propongono, ecc.) e geologici (l'erosione da acqua in caduta verticale presente sul corpo della Sfinge), un arretramento della data di 8000 anni, inoltre le teorie tradizionaliste sono messe a dura prova anche dalla presa di coscienza da parte di molti studiosi riguardo l'evidente necessità di rimettere in gioco anche la funzione delle piramidi stesse(molti ricercatori fanno notare infatti che nelle piramidi non esiste alcun tipo di iscrizione, nè sono stati rinvenuti sarcofagi o corpi mummificati, e che inoltre le fonti da cui si sarebbe ricavato il nome di Kheope non possono essere considerate come prove dell'erezione della struttura da parte del faraone, infatti la traduzione del vocabolo "costruito" è ambigua, e può essere facilmente scambiata con "riparato" o "restrutturata").


Le varie ipotesi sono tutt'oggi in conflitto e non si prevede quando si avranno dati realmente affidabili ; è la più antica delle tre grandi piramidi nella necropoli di Giza, alla periferia del Cairo moderno, in Egitto. Poche centinaia di metri a sud-ovest dalla Piramide di Cheope sorge la piramide attribuita al suo successore Chefren, che, secondo, non certe, versioni ufficiali, costruì anche la Sfinge (o scolpì il suo volto su quello originario, questo a spiegare l'incongruente minore dimensione della testa rispetto al resto del corpo leonino).


Ancora poche centinaia di metri a sud-ovest è la piramide di Micerino, successore di Chefren, alta circa la metà delle due maggiori. La piramide di Chefren appare più alta in alcune foto, ma solo perché è costruita su un terreno più alto.


Quando fu costruita la Piramide di Cheope era alta 147 metri, ma a causa dell'erosione la sua altezza attuale è di 137 metri (la piramide di Chefren è alta 136 metri). La sua base copre oltre 5 ettari di superficie, formando un quadrato di circa 230 metri di lato. Per quattro millenni essa fu la costruzione più alta del mondo, fino a quando intorno al 1300 fu completata la Cattedrale di Lincoln, alta 160 metri. L'accuratezza del lavoro è tale che i quattro lati della base presentano un errore medio di soli 1,52 cm in lunghezza e di 12" di angolo rispetto ad un quadrato perfetto. I lati del quadrato sono allineati quasi perfettamente lungo le direzioni Nord-Sud ed Est-Ovest. I lati della piramide salgono ad un angolo di 51º 52' 15".

Per la costruzione del solo rivestimento esterno della Grande Piramide sono state scelte pietre di calcare, basalto e granito, pesanti ognuna dalle 2 alle 4 tonnellate, mentre la parte interna, denominata Zed è costituita di monoliti in granito pesanti dalle 20 alle 80 tonnellate, per un peso totale che si aggira intorno alle 7 milioni di tonnellate. Il volume totale è di circa 2 milioni e 600 mila metri³ . È quindi la più voluminosa piramide d'Egitto (ma non del mondo, dato che la piramide di Cholula, in Messico è più grande).

Nell'epoca immediatamente successiva alla costruzione, la piramide era rivestita esternamente di pietre di calcare liscissime, portate via in seguito per essere riutilizzate in altri modi. Grazie alla riflessione di queste pietre la Grande Piramide, probabilmente, era visibile anche dalla Luna (la copertura esterna regolare è ancora visibile nella parte superiore della piramide di Chefren). Sono stati utilizzati circa centomila uomini che hanno lavorato per circa venti anni.


La piramide di Cheope si distingue dalle altre per la posizione sul terreno, ma anche per il grande numero di passaggi e alloggiamenti, per la rifinitura dei lavori interni e la precisione di costruzione.


Il 18 settembre 2002, alcuni archeologi cercarono, utilizzando un robot radiocomandato, di scoprire il percorso di uno di questi misteriosi passaggi, ma una volta forata la prima lastra, che ostacolava il passaggio, e fatta entrare la microcamera, ci si accorse che ce n'era subito un'altra.



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sabato 15 dicembre 2007

Il Nilo, il fiume sacro, uno dei due fiumi più lunghi della Terra.

Il Nilo è un fiume nordafricano lungo 6.650 km.

È uno dei due fiumi più lunghi della Terra in quanto la contesa sull'effettiva posizione delle sorgenti e quindi sulla lunghezza del Rio delle Amazzoni è in corso da tempo.

Dalle sorgenti al delta attraversa sei paesi africani: Burundi,
Ruanda, Tanzania, Uganda, Sudan ed Egitto.

Comunemente si considera il Nilo nascere dal lago Vittoria in Uganda anche se il lago stesso è alimentato da un immissario, il Kagera lungo 690 km a sua volta alimentato dal fiume Luvironza che nasce nella parte meridionale dell'altopiano del Burundi 45 km a est del lago Tanganica. Da qui il Luvironza alimenta prima il fiume Ruvuvu poi il fiume Ruvusu e infine, dopo 350 km, fluisce nel Kagera.

Uscendo dal lago Vittoria il fiume assume il nome di Nilo Vittoria scorre per circa 500 km nel corso dei quali attraversa il lago Kyoga e raggiunge il lago Alberto, ne esce con il nome di Nilo Alberto ed entra nel territorio del Sudan nel quale assume il nome di Bahr al Jabal. Alla confluenza del Bahr al Jabal con il Bahr el Ghazal, lungo 720 km, il fiume assume il nome di Bahr al Abyad, ossia Nilo Bianco. Da qui scorre verso la città di Khartoum.

Il Nilo azzurro (Bahr al Azraq) nasce invece dal lago Tana situato negli altopiani etiopi. Il Nilo Azzurro scorre per circa 1.400 km fino a Khartoum dove si unisce al Nilo Bianco formando il Nilo.

Dopo la confluenza del Nilo Bianco e del Nilo Azzurro l'unico tributario rilevante è il fiume Atbara che nasce in Etiopia a nord del lago Tana, è lungo circa 800 km e confluisce nel Nilo 300 km circa dopo Khartoum.
L'immagine “http://www.unifi.it/unifi/erbtrop/photo/cascate_nilo.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.
Cascate del Nilo azurro
Il fiume scorre in direzione nord attraversando una vasta zona desertica fino a raggiungere il lago Nasser, un bacino artificiale formato dallo sbarramento della diga di Assuan. Attraversa il confine fra Sudan ed Egitto. Nella zona desertica dell'alto Egitto il Nilo forma un oasi fluviale larga dai 5 ai 20 km utilizzabile per la coltivazione.

Poco a sud del Cairo il Nilo comincia a formare il delta la cui superficie è di circa 24.000 km² attraverso il quale sfocia nel Mar Mediterraneo. La diga di Assuan e il conseguente blocco del trasporto di sedimenti è una delle cause del progressivo erodersi dell'ampio delta del Nilo.
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Il fiume viene attualmente molto sfruttato anche dal punto di vista del turismo con la proposta di innumerevoli tipi di crociere lungo il suo corso. Tra le imbarcazioni caratteristiche con cui vengono effettuate può essere citata la Dahabeya.


 
Ricerca personalizzata

 
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mercoledì 12 dicembre 2007

Chichèn Itzà, meraviglia del mondo

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Chichén Itzá
(Presso la bocca del pozzo degli Itzá) è un importante sito archeologico maya situato nel Messico, nel nord della penisola dello Yucatan.

La città ebbe il suo massimo splendore nel periodo epiclassico maya. Le rovine hanno un estensione di circa 3 km².

Il complesso contenente la famosa piramide maya è incluso nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO nel 1988; nel 2007 è stato proclamato "una delle Sette meraviglie del mondo moderno" in occasione di un discusso concorso.

Chichen Itza è sicuramente uno dei siti archeologici più famosi al mondo: ogni giorno centinaia di turisti "rischiano la vita" cercando di raggiungere la cima del Castillo (chiamato anche piramide di Kukulcan), superando indenni tutti i 91 scalini.

365: non è un numero casuale: il Castillo è un enorme calendario.

I quattro lati hanno un totale di 91 gradini che, con la piattaforma sulla cima fanno 265.

In qualunque guida dello Yucatan si fa riferimento alla bellezza ed al fascino di questo sito archeologico, si racconta della insidiosa scalinata del Castillo, delle interminabili partite di pelota che terminavano con la morte dei vincitori (o dei vinti... non è ben chiaro ancora..).

Durante gli equinozi di primavera e di autunno si verifica un affascinante fenomeno: sulla scalinata si forma un ombra che ricorda il serpente piumato.

Un'altra attrazione è costituita dal campo di pelota, il più grande e imponente di tutto il Messico.

Le regole del gioco della pelota non sono ben chiare: probabilmente sono cambiate nel corso degli anni.

Il cenote Sagrado costituisce una delle altre attrattive della zona archeologica.

Questo cenote è un imponente pozzo naturale di circa 60 m di diametro e di 35 m di profondità.

Nei primi anni del 1900 Edward Thompson, professore di Hardvard e console americano nello Yucatan, acquistò la zona in cui si trovano oggi le rovine. Fece dragare il cenote con delle draghe: emersero numerosi reperti, gioielli e ossa.

Sono trenta le costruzioni visibili che formano la prova tangibile dello splendore Maya. Con il Tempio di Kukulcàn, l’edificio più importante, la zona di Chichén Itzá è in lista per diventare una delle Nuove Sette Meraviglie del Mondo. Il Messico è, probabilmente, uno dei paesi più belli del mondo, apprezzato ed amato per i suoi molteplici aspetti, con il nord dell’altopiano centrale che ospita le zone più aride ed impervie, la capitale Città del Messico a 2240 metri di altitudine, le coste frastagliate della Penisola della Bassa California e le candide spiagge dello Yucatan, le foreste impenetrabili del Chapas e i maestosi vulcani: tutti paesaggi diversi ma ugualmente affascinanti.

http://www.viaggiaresempre.it/002MessicoYucatanChichenItzaElCastillo.jpg

Poi ci sono gli aspetti storici e culturali che vanno al di là del tempo e dello spazio, grazie alle grandi civiltà dei Maya e degli Aztechi che ancora oggi stupiscono per il livello di conoscenza raggiunto e per la bellezza dei loro edifici e della loro arte. Emblematica prova dello splendore Maya è la zona archeologica di in lista per diventare una delle Nuove Sette Meraviglie del Mondo, Chichén Itzá, che comprende circa trenta costruzioni visibili.

Il primo complesso che si offre alla vista appena varcato l’ingresso è il Juego de la Pelota, un’area costituita da un rettangolo delimitato da due muri alti e paralleli adornati di bassorilievi, rappresentanti scene di gioco e di sacrificio. L’edificio più importante è il tempio di Kukulcán, la famosa piramide a nove piani, di pianta quadrata, alta 17 metri e sormontata da un tempio a due vani in cui sono stati ritrovati una statua di Chac-Mool e il trono/giaguaro in pietra. Il Tempio è circondato da una galleria e da un portico in cui l’ingresso principale è segnato da due colonne a forma di serpente.

La piramide è connessa al culto del sole e all’osservazione astronomica, intuibile anche dalle quattro gradinate che, composte di 364 scalini e sommate alla piattaforma superiore, sono 365 come i giorni dell’anno solare, e anche dai novi piani della piramide che originano 18 elementi, corrispondenti ai mesi del calendario azteco. Il monumento, oltre a essere un luogo di culto, funzionava come una gigantesca meridiana, e non c’è niente di più emozionante dello spettacolo che offre al solstizio di primavera, quando l’esatta posizione della piramide allineata con il sole crea una fila di ombre a forma di triangolo che scendono lungo la scalinata, rappresentando un serpente che, durante tutto il giorno, scende dal tempio fino alla base della piramide.

Di fronte si trovano il Complesso delle mille colonne e il Tempio dei guerrieri, con colonne in pietra costituite da fusti squadrati o rotondi, spesso scolpiti in bassorilievo. Passeggiare per quest’area significa scoprire suggestioni ad ogni angolo, immaginare la precisione con cui furono create queste opere, tuffarsi in percorsi ricchi di enigmi che ci riportano nel mondo precolombiano, in una vera e propria Meraviglia del Mondo.

http://www.amerikaventure.com/images/logo_maps/maps/RMA.jpg


martedì 4 dicembre 2007

L'Etna, tra mito e leggenda è il vulcano attivo più alto del continente europeo.

L'Etna (Muncibeddu in siciliano) è un vulcano attivo che si trova sulla costa orientale della Sicilia (Italia), tra Catania e Messina.

È il vulcano attivo più alto del continente europeo e uno dei maggiori al mondo. La sua altezza varia nel tempo a causa delle sue eruzioni, ma si aggira attualmente sui 3.340 m. s.l.m.

Il suo diametro è di circa 45 chilometri.
Un tempo era noto anche come Mongibello.

Veduta del versante orientale
Veduta del versante orientale
Paese: bandiera Italia
Regione/i: Sicilia
Contea/e: {{{contea}}}
Provincia/e: Catania
Altezza: 3343 m s.l.m.
Catena:
∅ Cratere: Mongibello, 10'000 m
Prima eruzione:
Ultima eruzione: 2007
Coordinate: 37°44′00″N 15°00′00″E / 37.733334, 15.00
Nomi e significati: Etna, Mongibello, Muncibeddu in siciliano
Data prima ascensione:
Autore/i prima ascensione:
Etna (Italia)

Etna
Etna












Si invita a seguire lo schema del Progetto Montagne


Etimologia e leggende
L'Etna era conosciuto nell'età romana come Aetna, nome che fu anche attribuito alla città di Catania, che deriva dalla parola greca aitho (bruciare) o dalla parola fenicia attano. Gli Arabi chiamavano la montagna Jabal al-burkān o Jabal Aṭma ṢiqilliyyaMons Gibel per indicare il "monte Gibel", cioè la montagna Gibel, successivamente, nel Medioevo, in Mongibello.

Nel gergo delle popolazioni etnee usano chiamare l' etna semplicemente à muntagna, nel significato di montagna per antonomasia, mentre per il restante territorio non etneo con l'indicazione generica di chiana; prova tangibile della continuita con l'etimologia araba. 

Oggi il nome Mongibello indica la parte sommitale dell'Etna; l'area dei due crateri centrali, nonché i crateri sud-est e nord-est. ("vulcano" o "montagna somma della Sicilia"); questo nome fu più tardi mutato in
Le eruzioni regolari della montagna, spesso drammatiche, l'hanno reso un argomento di grande interesse per la mitologia classica e le credenze popolari; si è infatti cercato di spiegare il comportamento del vulcano tramite vari dei e giganti della leggenda romana e greca.
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L'Etna visto da sud - Belpasso, 600 metri s.l.m. Il vulcano è soggetto a continui cambiamenti morfologici dovuti all'attività dello stesso.
L'Etna visto da sud - Belpasso, 600 metri s.l.m. Il vulcano è soggetto a continui cambiamenti morfologici dovuti all'attività dello stesso.
A proposito del dio Eolo, il re dei venti, si diceva che avesse imprigionato i venti sotto le caverne dell'Etna. Secondo il poeta Eschilo, il gigante Tifone fu confinato nell'Etna e fu motivo di eruzioni. Un altro gigante, Encelado, si ribellò contro gli dei, venne ucciso e fu bruciato nell'Etna. 

Su EfestoVulcano, dio del fuoco e della metallurgia e fabbro degli dei, venne detto di aver avuto la sua fucina sotto l'Etna e di aver domato il demone del fuoco Adranos e di averlo guidato fuori dalla montagna, mentre i Ciclopi vi tenevano un'officina di forgiatura nella quale producevano le saette usate come armi da Zeus. Si supponeva che il mondo dei morti greco, Tartaro, fosse situato sotto l'Etna.
 
Su Empedocle, un importante filosofo presocratico e uomo politico greco del V secolo a.C., venne detto che si buttò nel cratere del vulcano, anche se in realtà sembra che sia morto in Grecia. Si dice che quando l'Etna eruttò nel 252, un anno dopo il martirio di Santa Agata, il popolo di Catania prese il velo rosso della Santa, rimasto intatto dalle fiamme del suo martirio, e ne invocò il nome. Si dice che a seguito di ciò l'eruzione finì e che per questo motivo i devoti invocano il suo nome contro il fuoco e lampi.

Secondo una leggenda inglese l'anima della regina Elisabetta I d'Inghilterra ora risiede nell'Etna, a causa di un patto che lei fece col diavolo in cambio del suo aiuto durante il suo regno.
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L'Etna fotografato da sud a quota 800 m.

Come tutti i vulcani l'Etna si è formato nel corso dei millenni con un processo di costruzione e distruzione iniziato intorno a 600.000 anni fa, nel Quaternario. Al suo posto si ritiene vi fosse un ampio golfo nel punto di contatto tra la zolla euro-asiatica a nord e la zolla Africana a sud, corrispondente alla catena dei monti Peloritani a settentrione e all'altopiano Ibleo a meridione. Fu proprio il colossale attrito tra le due zolle a dare origine alle prime eruzioni sottomarine di lava basaltica fluidissima con la nascita dei primi coni vulcanici, al centro del golfo primordiale detto pre-etneo. Si ritiene che tra 200 e 100.000 anni fa questi coni entrarono in una nuova fase di attività eruttiva emettendo lave di altro tipo, alcalo-basaltiche.

Il principale dei coni, che viene denominato dagli studiosi Monte Calanna, è oggi inglobato al di sotto del vulcano. Cessata l'attività di questo, circa ottantamila anni fa entrò in eruzione un nuovo complesso di coni vulcanici, detto Trifoglietto, più ad ovest del precedente, che a dispetto del grazioso nome fu un vulcano estremamente pericoloso, di tipo esplosivo, come ad esempio il Vesuvio e Vulcano delle isole Eolie, che emetteva lave di tipo molto viscoso. 

L'attività vulcanica si spostò poi ancor più ad ovest con la nascita di un ulteriore bocca vulcanica a cui vien dato il nome di Trifoglietto II. Il sistema esplose circa 64.000 anni fa dando luogo ad una tremenda eruzione che svuotò la camera magmatica, di conseguenza il complesso vulcanico collassò e diede origine all'immensa caldera detta Valle del Bove profonda mille metri e larga cinquemila. Il collasso del vulcano che con le sue eruzioni ormai aveva riempito quasi del tutto il golfo preesistente, portò ad un lungo periodo durato circa 30.000 anni in cui si alternavano fasi di effusione lavica basaltica a fasi esplosive violente con formazione di tufi e altri prodotti piroclastici; al termine del periodo, un nuovo grande cono laterale, ancora più ad ovest, entrò in attività. Era nato il Mongibello, che è quello che forma il complesso ancor oggi in attività.

Nel corso del tempo si sono avute fasi di stanca e fasi di attività eruttiva, con un collasso del Mongibello intorno a ottomila anni fa; le lave son ritornate ad essere di tipo fluido basaltico e si sono formati altri coni di cui alcuni molto recenti come la Bocca Nuova e il cratere di Nord-est. Il vulcano attuale è ricoperto inoltre di piccole bocche laterali, dette effimere, prodotte dalle varie eruzioni nel tempo. Un cono abbastanza anomalo è quello di Mojo molto a nord e decentrato, cono che entrò improvvisamente in eruzione, nel medioevo, a ridosso del villaggio abitato costringendo gli abitanti a una precipitosa fuga verso i monti.

L'attività vulcanica dell'Etna.

L'Etna è un vulcano attivo. A differenza dello Stromboli che è in perenne attività e del Vesuvio che alterna periodi di quiescenza a periodi di attività parossistica esso appare sempre sovrastato da un pennacchio di fumo. 

A periodi abbastanza ravvicinati entra in eruzione iniziando in genere con un periodo di degassamentocenere vulcanica a cui fa seguito un emissione di magma abbastanza fluido all'origine. Talvolta vi sono dei periodi di attività stromboliana che attirano folle di visitatori d'ogni parte del mondo a causa della loro spettacolarità. 

In genere le eruzioni dell'Etna pur fortemente distruttive delle cose, non lo sono per le persone se si eccettuano i casi fortuiti o di palese imprudenza come quello dell'improvvisa esplosione di massi del 1979 che uccise nove turisti e ne ferì una decina di altri avventuratisi fino al cratere ed emissione di appena spento. A memoria storica si ricordano centinaia di eruzioni di cui alcune fortemente distruttive.

Il 4 settembre del 2007, alle ore 17,30 circa, il cratere di Sud-est ha improvvisamente dato luogo ad un'eruzione spettacolare a fontana di lava dell'altezza stimata di circa 400 m.Il fenomeno eccezionale ha avuto la durata di 12 ore spegnendosi intorno alle ore 5 del 5 settembre.

Lo tsunami del VII millennio a.C.
 
È stata recentemente documentata una gigantesca frana che precipitò verso il mar Jonio circa 8000 anni a.C., demolendo circa 1/10 del cono sommitale del vulcano e provocando un immane tsunami verso il Mediterraneo orientale e sud orientale. 

Lo Stretto di Messina avrebbe invece fatto da barriera allo tsunami verso il Mediterraneo occidentale. Non è ancora chiaro se la frana sia stata provocata da un'eruzione o da un terremoto.

Le prove sono state raccolte attraverso sondaggi stratigrafici dei fondali; le coste attuali invece non manterrebbero traccia dello tsunami, a causa dell'elevazione del livello del mare seguita all'ultima deglaciazione.
La simulazione al computer dell'evento catastrofico mostra l'onda di tsunami che in 4 ore si diffonde attraverso lo Jonio - prima verso la Calabria, con onde di 40 metri, poi verso l'Albania e la Grecia occidentale, con onde di 13-15 metri, poi raggiungendo Egitto e Libia verso sud con ondate di 8-13 metri, arrivando infine alle coste più orientali del Mediterraneo (Libano, Israele - dove è attestata una traccia dell'effetto dello tsunami su insediamenti umani - e Siria) con ondate da "soli" 4 metri.

A questa catastrofe potrebbe riferirsi la memoria della distruzione di Atlantide, citata da Platone come informazione ricevuta dai sacerdoti egiziani (il che confermerebbe, per inciso, l'ipotesi della localizzazione delle Colonne d'Ercole nello Stretto di Sicilia avanzata nella ricerca di Sergio Frau).


Eruzioni notevoli in periodo storico.

 
L'eruzione più lunga a memoria storica è quella del luglio 1614. Il fenomeno durò ben dieci anni ed emise oltre un miliardo di metri cubi di lava, coprendo 21 chilometri quadrati di superficie sul versante settentrionale del vulcano. Le colate ebbero origine a quota 2550 e presentarono la caratteristica particolare di ingrottarsi ed emergere poi molto più a valle fino alla quota di 975m s.l.m. , al di sopra comunque dei centri abitati. Lo svuotamento dei condotti di ingrottamento originò tutta una serie di grotte laviche, oggi visitabili, come la Grotta del Gelo e la Grotta dei Lamponi.

Nel 1669 avvenne l'eruzione più conosciuta e distruttiva, che raggiunse e superò, dal lato occidentale, la città di Catania; ne distrusse la parte esterna fino alle mura, circondando il Castello Ursino, che sorgeva su uno sperone roccioso allungato sul mare, e superandolo creò oltre un chilometro di nuova terraferma. L'eruzione fu annunciata da un fortissimo boato e da un terremoto che distrusse Nicolosi e danneggiò Trecastagni, Pedara, Mascalucia e Gravina. Poi si aprì una enorme fenditura a partire dalla zona sommitale e, sopra Nicolosi, si iniziò l'emissione di un'enorme quantità di lava. Il gigantesco fronte lavico avanzò inesorabilmente seppellendo Malpasso, Mompilieri, Camporotondo, San Pietro Clarenza, San Giovanni Galermo (oggi frazione di Catania) e Misterbianco oltre a villaggi minori dirigendosi verso il mare. Si formarono i due coni piroclasticiMonti Rossi, a Nord di Nicolosi. L'eruzione durò 122 giorni ed emise un volume di lava di circa 950 milioni di metri cubi. che oggi sono denominati

Nel 1928, i primi di novembre, iniziò l'eruzione più distruttiva del XX secolo. Essa portò, in pochi giorni, alla distruzione della cittadina di Mascali. La colata fuoriuscì da diverse bocche laterali sul versante orientale del vulcano e minacciò anche Sant'Alfio e Nunziata.

L'eruzione del 5 Aprile del 1971 ebbe inizio a quota 3050 da una voragine dalla quale l'emissione di prodotti piroclastici formò l'attuale cono sub-terminale di Sud-est. Vennero distrutti l'osservatorio Vulcanologico e la Funivia dell'Etna. Ai primi di maggio si aprì una lunga fenditura a quota 1800m s.l.m. che raggiunse FornazzoMilo. La lava emessa fu di 75 milioni di metri cubi.


L'eruzione del 1981 ebbe inizio il 17 marzo e si rivelò abbastanza minacciosa: in appena poche ore si aprirono fenditure da quota 2550 via via fino a 1140. Le lave emesse, molto fluide, raggiunsero e tagliarono la Ferrovia Circumetnea; un braccio si arrestò appena 200 metri prima di Randazzo. Il fronte lavico tagliò la strada provinciale e la Ferrovia Taormina Randazzo delle Ferrovie dello Stato, proseguendo fino alle sponde del fiume Alcantara. Si temette un disastro ecologico per tutta la pittoresca e fertile vallata, ma la furia del vulcano si arrestò alla quota di 600m.

Il 1983 è da ricordare oltre che per la durata dell'eruzione, 131 giorni, con 100 milioni di metri cubi di lava emessi (che distrussero impianti sportivi e la funivia dell'Etna), anche per il primo tentativo al mondo di deviazione per mezzo di esplosivo della colata lavica. L'eruzione si presentava abbastanza imprevedibile, con numerosi ingrottamenti ed emersioni di lava fluida a valle, che fecero temere per i centri abitati di Ragalna, Belpasso e Nicolosi. Pur tra molte polemiche, e divergenze tra gli studiosi, vennero praticati, con notevole sacrificio date le altissime temperature che arrivavano a rovinare le punte da foratura, decine e decine di fornelli per consentire agli artificieri di immettere le cariche esplosive. 

La colata venne deviata ma il successo fu solo tecnico. L'eruzione ebbe termine ben presto.
Il 14 dicembre del 1991 ebbe inizio la più lunga eruzione del XX secolo (473 giorni), con l'apertura di una frattura eruttiva alla base del cratere di Sud-est, alle quote da 3100m a 2400m s.l.m. in direzione della Valle del Bove. L'esteso campo lavico ricoperse la zona detta del Trifoglietto e si diresse verso il Salto della Giumenta, che superò il 25 dicembre 1991 dirigendosi verso la Val Calanna. La situazione venne giudicata pericolosa per la città di Zafferana Etnea e pertanto venne messa in opera, con un vero tour de force, una strategia di contenimento concertata tra la Protezione civile e il Genio dell'Esercito. In venti giorni venne eretto un argine di venti metri d'altezza che, per due mesi, resse alla spinta del fronte lavico. La tecnica dell'erezione di barriere in terra per mezzo di lavoro ininterrotto di grandi ruspe ed escavatori a cucchiaio si è rivelata efficace anche nel tentativo di salvataggio del rifugio Sapienza nel corso dell'eruzione 2001, ed è stata oggetto di studio da parte di equipes internazionali, tra cui tecnici giapponesi.
http://2.bp.blogspot.com/-SURETNKloV8/Tgy_G-NiNCI/AAAAAAAAAh4/JBzHY3Vw2o4/s1600/etna11.jpg
Cronologia delle eruzioni in periodo storico.



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Colata lavica del 2002 a Linguaglossa
  • XIII secolo AC;
  • 123 a.C. - Viene distrutta la città di Catania;
  • 394 a.C. - Investì il territorio a nord di Acireale (Bosco d'Aci);
  • 475 DC;
  • 1169 - Distrutta Catania;
  • 1329 - Una parte della colata invase il territorio di Mascali mentre l'altra si spinse a nord di Acireale. Una terza colata minacciò Catania;
  • 1381 - Raggiunse Catania coprendo il porto di Ognina e seppellendo il fiume omonimo;
  • 1408 - Investì Pedara e Trecastagni;
  • 1444 - Minacciò Catania;
  • 1556 - La lava giunse fino a Linguaglossa;
  • 1603; 1609 - La lava percorse 15 chilometri verso Adernò (oggi Paternò);
  • 1614 - L'eruzione più lunga del periodo storico;
  • 1634; 1640; 1646 - Formò Monte Nero;
  • 1669 - Lava dai Monti Rossi, a nord di Nicolosi. Distrutti: Belpasso e altri tredici comuni; raggiunta e circondata Catania; creata nuova terraferma per alcuni chilometri a sud-ovest della città; scompare il fiume Amenano e il Lago di Nicito.
  • 1694; 1702; 1727; 1732; 1748; 1752; 1780; 1787;
  • 1792 - Minacciò Zafferana Etnea.
  • 1802; 1809 - in 12 giorni la lava percorse 6 chilometri;
  • 1838; 1842; 1886; 1892 - "Lunga e gravissima"; 1896;
  • 1910 - La lava minaccia da vicino Belpasso;
  • 1923; - La lava raggiunge le porte di Linguaglossa
  • 1928 - Il 2 novembre si apre una frattura sotto il cratere centrale, il 3 novembre si attiva una seconda frattura da cui viene emessa una colata che si riversa in una zona disabitata, il 5 novembre una terza frattura si apre sopra Ripa della Naca. Da qui viene emessa una colata lavica che il 6 novembre taglia la ferrovia Circumetnea e il 7 novembre raggiunge e distrugge Mascali. L'eruzione termina il 20 novembre dopo che il fronte lavico più avanzato ha raggiunto quota 25 metri sul livello del mare. Da annotare anche che in quei giorni di panico dovuto all'avanzare della lava verso le abitazioni due persone perdono la vita.
  • 1947;
  • 1950-1951 - Eruzione a nord di Milo: durò 372 giorni con l'emissione di 171 milioni di metri cubi di lava da quota 2800 e 2250 m.s.l.m. est;
  • 1971 - Dal 5 aprile al 7 maggio diverse bocche intorno a quota 3000 sul fianco del cratere di sud est. Dal 7 maggio al 12 giugno, ben 7 fessure da quota 2800 a quota 1800 nella valle del Leone. La colata che partì dalla quota più bassa, appena sopra il rifugio Citelli, spinse un imponente fronte lavico fino ai margini dell'abitato di Fornazzo (Milo);
  • 1979;
  • 1981 - L'eruzione di Randazzo, che lambì la periferia e interruppe la Circumetnea e la statale Linguaglossa-Randazzo;
  • 1983 - Il primo tentativo al mondo di deviare una colata lavica con l'uso di esplosivi;
  • 1991;
  • 1992 - L'eruzione di Zafferana, una delle più lunghe ed importanti fra quelle recenti;
  • [[2000];
  • [[2001];
  • 2002 - Grande eruzione durata dalla fine di Ottobre fino a metà Dicembre. Attivi i crateri di Bocca Nuova, Sud-Est e sul versante Nord dieci bocche effusive contigue di nuova formazione denominate La Bottoniera. Le scosse sismiche che accompagnarano l'eruzione produssero gravissimi danni ai comuni di Zafferana, Santa Venerina, Giarre, Guardia Mangano, Acireale. I danni maggiori a Santa Venerina con circa 1000 senza tetto. La cenere vulcanica giunse anche in Libia;
  • 2004 - Eruzione del cratere di Sud-Est;
  • 2006 - Nella tarda serata del 15 luglio si apre una fessura eruttiva sul fianco orientale del cratere di sud-est da cui comincia a fuoriuscire una colata che si riversa all'interno della Valle del Bove fino al 24 luglio;
  • 2006 - Il 16 novembre l'attività del cratere di sud-est aumenta, questo causa alcuni crolli del suo fianco orientale che danno vita a piccoli flussi piroclastici che avanzano per qualche centinaio di metri
  • 2007 - 4 Settembre. Eruzione del cratere di Sud-Est. Dalle 18.00 alle 5.00 del giorno dopo fuoriescono fontane di lava alte più di 400 metri. La cittadina di Giarre viene ricoperta da cenere vulcanica.

 

Turismo e ambiente

Il territorio del vulcano è tutto un mondo di ambienti differenti per morfologia e tipologia. Coltivato fino ai mille metri s.l.m. e fortemente urbanizzato sui versanti est e sud si presenta selvaggio e brullo soprattutto dal lato ovest dove dai mille metri in poi predominano le "sciare", specie nella zona di Bronte. Poco urbanizzato, ma di aspetto più dolce il versante nord con il predominio dei boschi al di sopra di Linguaglossa. Il versante est è dominato dall'aspetto inquietante della Valle del Bove sui margini della quale si inerpicano i fitti boschi. Al di sopra dei 1500 m, in inverno, è presente la neve che spesso dura fin quasi all'estate. Questa è raggiungibile agevolmente dai versanti sud e nord. Di conseguenza sull'Etna si trovavano anche due stazioni sciistiche la cui particolarità è quella di poter sciare sulla neve potendo osservare il mare. Da quella Sud del Rifugio Sapienza, nel territorio di Nicolosi, è possibile ammirare tutto il golfo di Catania e la valle del Simeto. Nelle piste a Nord, quelle di Piano Provenzana in territorio di Linguaglossa, lo scenario che si apre d'innanzi comprende Taormina e le coste della Calabria. Le piste di Nicolosi sono state danneggiate dall'eruzione dell'estate del 2001, quando una colata lavica ha distrutto la stazione d'arrivo della funivia ed il centro servizi passando a pochi metri dallo stesso "Rifugio Sapienza". Le piste di Piano Provenzana sono state colpite dalla colata dell'Autunno del 2002.

Negli anni settanta del XX secolo le piste del versante sud, Nicolosi, sono state protagoniste della "Tre giorni Internazionale dell'Etna" gara di sci alpino che vedeva alla partenza i grandi nomi dello sci alla fine delle gare della coppa del mondo.Poi con il passare degli anni e con l'avvento del professionismo esasperato in tutte le discipline sportive, questa gara non ha più avuto luogo.

L'Etna è anche meta ininterrotta delle visite di turisti interessati al vulcano e alle sue manifestazioni in virtu' del fatto che è uno dei pochi vulcani attivi al mondo ad essere a portata di mano di chiunque avendo a supporto ogni tipo di mezzo di comunicazione per raggiungerlo. Sono presenti infatti anche guide specializzate e mezzi fuoristrada che in sicurezza portano fino ai crateri sommitali. Il circondario ha caratteristiche che ne rendono le terre ottime per produzioni agricole, grazie alla particolare fertilità dei detriti vulcanici. La zona abitata giunge fino ai 900 m.s.l.m. mentre le zone coltivate e boschive vanno fin oltre i 1500 metri. Ampie parti delle sue pendici sono comprese nell'omonimo parco naturale che è meta di turisti amanti della natura e di un sano relax.

Nel dialetto catanese il vulcano è chiamato anche semplicemente 'a muntagna.
 
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