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domenica 27 luglio 2008

La Monument Valley è un'icona degli Stati Uniti occidentali

La Monument Valley è senza dubbio uno dei motivi principali per cui la gente decide di visitare il sud-ovest americano. Quale agenzia non ha almeno un poster della Monument Valley appeso in bella vista? Quante guide agli States hanno in copertina i mittens della Monument? Chi di noi non ha desiderato intraprendere un viaggio per poter vedere questi luoghi?

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Raramente ho visto un posto tanto fotogenico. Non è difficile innamorarsi di un luogo così ancor prima di andarci ed è altrettanto facile sentirne la mancanza sfogliando il proprio album fotografico. Questa è un po' la magia della Monument Valley e non sono in molti quelli che riescono a sfuggirvi. La Monument Valley è dunque tutto questo e molto altro ancora.

La Monument Valley è un'icona degli Stati Uniti occidentali. Il pianoro desertico è in realtà di origine fluviale e si trova al confine tra Utah e Arizona in un'area abbastanza isolata quanto estesa che dista più di 70 km dalla cittadina più vicina: Kayenta.

La strada che conduce alla Monument Valley nella parte terminale è altrettanto famosa: essa segue un percorso rettilineo in leggera discesa che dà al viaggiatore l'impressione di calarsi all'interno della valle. La strada principale che conduce al luogo è la Highway 163.

Il territorio è prevalentemente pianeggiante ad eccezione del fatto che la pianura è cosparsa da una sorta di guglie dette butte o mesas. Questi edifici naturali formati da roccia e sabbia hanno la forma di torri dal colore rossastro (causato dall'ossido di ferro) con la sommità piatta più o meno orizzontale; alla base si accumulano detriti composti da pietrisco e sabbia.

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La zona è abitata da indiani Navajo ai quali era stata destinata come riserva. Gli indiani si occupano dell'organizzazione sebbene non vi siano motel o alberghi nella valle e durante le escursioni, che è possibile in una certa misura effettuare con il proprio veicolo, si trovano una discreta quantità di bancarelle con le quali i Navajo vendono le loro manifatture.

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Non è raro incontrare un set cinematografico durante la visita lungo le numerose strade sterrate che percorrono la valle infatti il luogo fa spesso da ambientazione a film western come in passato.

Al Monument Valley Visitor Center è possibile scegliere di visitare la vallata con una guida Navajo a cavallo della durata di 4 ore circa oppure in macchina della durata di 2 ore. La strada sterrata che percorre la valle è sconsigliata alle macchine che non siano fuoristrada in quanto è pericolosa e dissestata. Durante le piogge torrenziali che saltuariamente si scatenano nella valle alcune zone potrebbero allagarsi nell'arco di pochi minuti lasciando il guidatore in panne.

La tribù dei Navajo vive ancora nella Monument Valley ed è possibile, con discrezione, dialogare con alcuni durante la visita nel parco.

Sito del Parco della tribù Navajo della Monument Valley
Mappa della Monument Valley
Guida geologica

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domenica 20 luglio 2008

Il Pantanal, immensa pianura alluvionale da 150.000 km quadrati

Il Pantanal è la più grande zona umida del mondo, un'immensa pianura alluvionale; è un'area centrale del Sudamerica situata per gran parte in Brasile (negli stati del Mato Grosso e di Mato Grosso do Sul), e in parte in Bolivia e in Paraguay. In totale, il Pantanal si estende per circa 150.000 km quadrati. Il nome Pantanal deriva dalla parola portoghese "pântano", che significa "palude".
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Questo prodigioso ecosistema si estende su un’area di 100.000 kmq ed è compreso nella più ampia regione del Mato Grosso. Per l’osservazione della fauna è sicuramente l’area di maggior interesse dell’intero Sudamerica. Dal punto di vista storico, è utile ricordare che la regione era popolata fin dal 6000 a.C. dalle tribù indios dei Tupí e Guaraní. All’epoca dell’arrivo dei Gesuiti, nel XVII secolo, la popolazione era organizzata in ben 50 tribù. Ma la storia di questa terra, quasi a voler sottolineare il predominio assoluto del sistema-natura, è povera di vicende: si ricorda solo un certo interesse, nel XVIII secolo, dei conquistadores per il ritrovamento di vene aurifere, che tuttavia si esaurirono rapidamente smorzando gli entusiasmi iniziali.


La storia vera di questa terra è da ricercare dunque nell’historia naturae, ed è forse questa la ragione più importante per cui oggi possiamo felicemente sorprenderci di fronte ad un paesaggio ancora autentico e incontaminato. L'ecosistema del Pantanal è davvero straordinario. Possiede una flora composita, che varia a seconda delle latitudini. In particolare è famosa per le bellissime fioriture delle piante terrestri e acquatiche. I fiumi custodiscono una fauna ittica unica al mondo: sono stati contati più di 250 tipi di pesci, tra cui varie sottospecie di pesce-gatto, alcune delle quali raggiungono gli 80 chili, piranha, stupendi esemplari di pesce “dourado”.
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Ospita circa 700 specie di uccelli: dagli jaribù (grandi cicogne con collare e cappuccio) ai pappagalli (presenti in più versioni), dagli aironi ai velocissimi ibis, dai tucani ai tipici Quero Quero. Tra i mammiferi è facile vedere nel Pantanal i capibara e i cervi; ci vuole, invece, un po’ più di pazienza per ammirare i formichieri e le lontre giganti, i giaguari e gli armadilli. Questa terra, infine, si propone come l’habitat ideale per rettili come gli jacaré (sono caimani di piccola-media taglia che nell’età adulta non superano i due-tre metri: si calcola ve ne siano circa cinque milioni di esemplari) e le anaconde.


Per scoprire il Pantanal migliore, Mirador vi propone due splendide opportunità: la prima nel Pantanal settentrionale, nell’area di Cuiabá; la seconda nel Pantanal del sud, nella zona di Campo Grande. Cuiabá è stata fondata nel 1719 – si tratta del primo insediamento nell’area occidentale del Pantanal – e all’epoca trovò un rapido sviluppo grazie alla scoperta di giacimenti d’oro e diamanti. Oggi la città è la capitale di una regione ricca di legname, miniere e aziende agricole. Conserva qualche testimonianza del suo passato coloniale e possiede un interessantissimo museo: il Museo Indiano Marshal Rondon, con vari oggetti delle tribù Xingu. Da Cuiabá vi trasferirete in un lodge da dove potranno iniziare le vostre escursioni – a piedi, a cavallo, in canoa – per gustarvi le meraviglie di questo straordinario territorio.

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Campo Grande è la capitale dello stato di Mato Grosso do Sul. Fondata nel 1889, ancora oggi si respira un’atmosfera da attiva città di cow-boy. Il suo Museu Dom Bosco presenta interessanti collezioni sugli indiani. Da qui raggiungerete un attrezzato rifugio ecologico. Potrete esplorare le bellezze naturali del Pantanal del sud negli oltre 7.000 ettari della riserva, a piedi, a cavallo o a bordo di un battello lungo il fiume Aquidawana, accompagnati da guide particolarmente esperte.

Per nove mesi all'anno (stagione delle piogge) viene sommersa per l'80% della sua superficie dalle acque. È considerata l'ecosistema con il maggior numero di flora e fauna del mondo. È molto facile avvistare gli animali di questa regione: caimani, capibara, formichieri giganti, e centinaia di specie diverse di uccelli. Molto diffuso qui è il Piranha rosso.

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Gli abitanti, i pantaneiros, vivono da generazioni in sintonia con la natura selvaggia di questo posto allevando il bestiame in modo estensivo.

L'unica strada che attraversa il Pantanal è la Transpantaneira, completamente sterrata e spesso interrotta dalla rottura di qualcuno dei numerosi ponti in legno; collega Poconè a Porto Jofre.

Nel settembre del 2001 una parte del Pantanal brasiliano, ampia 1.350 chilometri quadrati, è entrata a far parte del parco nazionale Pantanal Matogrossense. Nel 2000 il Pantanal è stato inserito nell'elenco delle riserve della biosfera e in quello dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

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sabato 19 luglio 2008

Rovine di San Ignacio Miní (Misiones, Argentina)

San Ignacio Miní fu una delle numerose missioni della Compagnia di Gesù, fondata nel 1632 in Argentina durante la Colonizzazione europea delle Americhe. Essa si trova nella parte nord-orientale del paese, vicino alla città di San Ignacio nella provincia di Misiones.

Dal punto di vista strettamente archeologico, San Ignacio Miní è considerata da molti l'esempio meglio conservato delle 30 missioni fondate dai gesuiti in un territorio che ora si trova a cavallo di Argentina, Brasile e Paraguay. In essa sono presenti particolari architettonici e scultorei tipici dello stile chiamato "barocco dei Guaranì".

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Riscoperta nel 1897, la missione divenne famosa dopo che il poeta Leopoldo Lugones guidò una spedizione di ricerca nella regione nel 1903; negli anni '40 cominciarono i lavori di restauro, che però non sono ancora stati ultimati.


L'edificio principale della missione di San Ignacio è la chiesa monumentale, costruita dall'architetto italiano Juan Brasanelli: essa è lunga 74 metri e larga 24, con muri spessi due metri costruiti in arenaria rossa e pavimenti di piastrelle. Essa domina l'antica piazza della missione e venne decorata da artigiani Guaranì. Il complesso adiacente comprendeva una cucina, una sala pranzo, scuole e laboratori, oltre ai quartieri dei religiosi e al cimitero. Intorno alla piazza si trovano anche le abitazioni di 200 antichi abitanti di etnia Guaranì (all'epoca della maggior fioritura della missione, nel 1733, essi erano circa 4.000).

Le rovine oggi ospitano il Museo Jesuítico de San Ignacio Miní. Nel 1984 la missione entrò a far parte dell'elenco dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO, insieme ad altre missioni gesuitiche della zona (Santa Ana, Nuestra Señora de Loreto e Santa Maria la Mayor in Argentina, São Miguel das Missões in Brasile).

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