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sabato 30 ottobre 2010

Il Vesuvio con il suo minaccioso cratere, che misura circa 1500 metri di circonferenza, basta a scoraggiare chiunque tentasse di avvicinarsi troppo.

Il monte Vesuvio è un vulcano esplosivo attivo (attualmente in stato di quiescenza) situato in Campania nel territorio dell'omonimo parco nazionale, istituito nel 1996. È attualmente alto 1281 m. e sorge all'interno di una caldera di 4 km di diametro. La caldera rappresenta ciò che resta dell'ex edificio vulcanico (Monte Somma) dopo la grande eruzione del 79 d.C., eruzione che ha creato la caldera dove poi si è formato il Vesuvio.

Si tratta di un vulcano particolarmente interessante per la sua storia e per la frequenza delle sue eruzioni. Fa parte del sistema montuoso Somma. È situato leggermente all'interno della costa del golfo di Napoli, ad una decina di chilometri ad est del capoluogo campano.

Il Vesuvio visto dal satellite

Visto da lontano, con i suoi dolci pendii e la sua plancia forma sembra creato apposta per fare di Napoli la più armoniosa città del mondo; ma basta osservarlo dall’alto per rendersi conto delle sua terribilità. “Formidabil monte sterminator vedevo” lo definì il Leopardi e infatti , come tutti i vulcani, il Vesuvio è un distruttore. Con l’unica particolarità di essere il più metodico vulcano del mondo. Da quella prima eruzione, di cui abbiamo notizia nel 79 d.c., che distrusse Ercolano e Pompei, se ne contano fino ai nostri giorni una cinquantina. L’ultima risale al 1944 dopo che il Vesuvio ha smesso di fumare.

Ma anche senza il suo pennacchio svettante è sempre un vulcano; e questo suo minaccioso cratere, che misura circa 1500 metri di circonferenza, basta a scoraggiare chiunque tentasse di avvicinarsi troppo. Ben più esteso, ma meno pericoloso del Vesuvio, è invece Il cratere del Monte Somma con i suoi 75 km. Di circonferenza lungo il quale corre la Ferrovia Circumvesuviana. Il Vesuvio, infatti, è costituito da due crateri; uno esterno e – appartenente al Monte Somma che lo circonda alla base – e uno interno, cioè il Gran Cono. Per questo il Vesuvio è un vulcano “ a recinto “. La valle da paesaggio dantesco che separa i due coni è detta “L’Atrio del Cavallo”. Un’ altra valle, ancora più paurosa, è chiamata “La Valle dell’Inferno”.

Il Vesuvio costituisce un colpo d'occhio di inconsueta bellezza nel panorama del golfo, specialmente se visto dal mare con la città sullo sfondo. Una celebre immagine da cartolina ripresa dalla collina di Posillipo lo ha fatto entrare di diritto nell'immaginario collettivo della città di Napoli. Comunque il Vesuvio detiene un primato a livello mondiale: è il vulcano che per primo è stato studiato sistematicamente (per volontà della casa regnante dei Borbone) e anche oggi è il vulcano più monitorato e studiato.

Risale infatti al 1841 (per volontà del re Ferdinando II delle Due Sicilie) la costruzione di un Osservatorio (tuttora funzionante, anche se solo come dependance di più moderne strutture ubicate a Napoli) e si può ben dire che la vulcanologia, come vera e propria ricerca scientifica, nasce in quegli anni.

Ancora in anni più recenti, siamo ai primi decenni del XX secolo, quando gli statunitensi decisero di creare un osservatorio alle Hawaii, si rifecero all'esperienza vesuviana.

Dal 1944 non si sono più avute sue eruzioni. Pur tuttavia, essendo il vulcano considerato in stato di quiescenza, alcuni interventi legislativi hanno individuato una zona rossa comprendente 18 Comuni (quelli del Parco Nazionale del Vesuvio: Boscoreale, Boscotrecase, Ottaviano, Pollena Trocchia, Ercolano, San Giuseppe Vesuviano,San Gennaro San Sebastiano al Vesuvio, Sant'Anastasia, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre Del Greco, Trecase, Massa di Somma oltre a Cercola, Pompei, Portici, San Giorgio a Cremano, Torre Annunziata); il Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, con la collaborazione della comunità scientifica e delle autorità locali, ha predisposto un piano di emergenza che viene costantemente aggiornato. I Comuni, inoltre, mettono ciclicamente in atto delle esercitazioni di Protezione Civile al fine di preparare la popolazione all'evento dell'eruzione.
Impronte di fuggitivi nelle ceneri dell'eruzione detta delle "pomici di Avellino" (datata tra il 1880 e il 1680 a.C.)

Di recente, la Regione ha predisposto incentivi atti a favorire il decongestionamento dell'area a maggior rischio. Quest'azione degli incentivi economici però non ha avuto il risultato sperato in quanto le popolazioni dei comuni hanno mostrato resistenza a lasciare i luoghi. Infatti quasi tutti dicono che sarebbe stato meglio (invece di utilizzare i fondi per destinarli a questi incentivi di esodo) creare altre "vie di fuga" dal vulcano e istituire un ancora maggiore sistema di monitoraggio preventivo per sapere in anticipo di eventuali manifestazioni eruttive. Inoltre le popolazioni hanno richiesto modifiche sostanziali agli interventi legislativi relativi alla "zona rossa" (ad esempio la diversificazione dei vincoli tra la zona vesuviana marittima da quella della zona interna "sommana" e, ancora, la diversificazione in base alla altitudine).

Eruzioni del Vesuvio in tempi storici
.

Dopo l'eruzione del 79 - che fu l'ultima delle eruzioni "pliniane" ed anche la prima dei tempi storici-, il Vesuvio ha avuto innumerevoli eruzioni, di svariati tipi, qui sotto cronologicamente elencate:

Eruzioni esplosive
  • 203, 472, 512, 680 (o 685), 968, 999, 1680, 1682, 1685, 1689.
Eruzioni effusive
  • 1717, 1725, 1728, 1730, 1751, 1752, 1755, 1771, 1776, 1785, 1805, 1810, 1812, 1813, 1817, 1820, 1831, 1855, 1858, 1867, 1868, 1871, 1884, 1891, 1895, 1899, 1929.
Eruzioni effusivo-esplosive
  • 1036, 1068, 1078, 1139, 1631, 1649, 1660, 1694, 1698, 1707, 1714, 1723, 1737, 1761, 1767, 1779, 1794, 1822, 1834, 1839, 1850, 1861, 1872, 1906, 1944.
Eruzioni dubbie
  • 787, 991, 993, 1007, 1305, 1500.
Il Vesuvio visto da via Nazario Sauro (Napoli)

Collegamenti:

Vesuvio e Castel dell'Ovo



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sabato 23 ottobre 2010

Le migliori foto di National Geographic Society, Agosto 2010.

La National Geographic Society (NGS), la cui sede si trova a Washington, D.C. negli Stati Uniti, è una delle più grandi istituzioni scientifiche ed educative senza profitto.

I suoi interessi comprendono svariate discipline come la geografia, l'archeologia e le scienze naturali, ma anche la cura per la conservazione dell'ambiente e dei patrimoni storici, ed infine lo studio della cultura del mondo e della sua storia.

Lo storico obiettivo che la National Geographic Society si è da sempre prefissato è di "incrementare e diffondere la conoscenza geografica e allo stesso tempo di promuovere la protezione della cultura dell'umanità, della storia e delle risorse naturali" - "to increase and diffuse geographic knowledge while promoting the conservation of the world's cultural, historical, and natural resources".

Il suo stesso presidente e direttore generale - CEO (chief executive officer) - dal marzo 1998, John M. Fahey, Jr., afferma che lo scopo della NGS è quello di portare le persone a prendersi cura del proprio pianeta. La società è gestita da ventitré membri del consiglio degli amministratori fiduciari costituito da un gruppo di esimi educatori, uomini d'affari, importanti funzionari governativi, e conservazionisti. L'organizzazione sponsorizza e promuove l'esplorazione e la ricerca scientifica. La società pubblica inoltre una rivista, chiamata National Geographic Magazine e altre riviste, libri, pubblicazioni scolastiche, mappe, filmati e inserti web in numerose lingue e paesi di tutto il mondo. La NGS ha un fondamento educativo attraverso il quale dona concessioni alle organizzazioni a fine didattico con lo scopo di valorizzare l'educazione geografica.

Lo stesso Comitato per la Riscerca e l'Esplorazione ha offerto concessioni per la ricerca scientifica, e recentemente le ha conferito la sua nove millesima donazione; le varie proprietà comprendono una fascia di 360 milioni di persone al mese in tutto il mondo. Infatti, il National Geographic mantiene un museo aperto per il pubblico nella stessa città di Washington, D.C., ed ha aiutato la sponsorizzazione di importanti esposizioni itineranti come la "King Tut", mostra che ha esposto meravigliosi reperti povenienti dalla tomba del giovane faraone dell'Antico Egitto, che coinvolse numerose città americane, concludendosi con l'esposizione al Franklin Institute a Philadelphia.

La mostra "King Tut" è attualmente presente a Londra. La National Geographic Society ha inoltre contribuito alla mostra dei "Tesori culturali dell'Afghanistan", che fu inaugurata nel maggio 2008 alla National Gallery of Art a Washindton D.C.. L'esposizione si sposterà nei seguenti diciotto mesi all'"Houston Museum of Fine Arts", all'"Asian Art Museum" a San Francisco, ed infine al "Metropolitan Museum" a New York City.

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Rajasthan, India

Photograph by April Maciborka

"This portrait was taken in a city called Bundi in Rajasthan, India. This man shone in the setting sun, his skin glistening, his eyes vibrant and his turban matching the color of the old painted wall behind him. I just couldn't let the photographic opportunity pass me by."—April Maciborka

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Lionfish

Photograph by Alex Tattersall

A venomous lionfish breaks into a huge ball of swirling baitfish.

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Hills Palouse, Washington

Photograph by Anil Sud

Sunrise lights up the verdant hills of Palouse, Washington, beneath the watchful gaze of a lone early bird.

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Dwarf Minke Whale

Photograph by Steffen Binke

A dwarf minke whale cuts through the water, its many throat grooves clearly visible.

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Lake of the Moon, India

Photograph by Dhurjati Chatterjee

The azure waters of Chandra Tal—Lake of the Moon—in Himachal Pradesh, India, reflect the vivid hues of a bright Himalayan day.

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Patten Pond, Maine

Photograph by Christine Guinness

"My daughter and her friend were flipping their hair, and I started taking photos and was delighted with the result. We are at the lovely Patten Pond in Maine in the summer of 2009."—Christine Guinness


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Fly Geyser, Nevada

Photograph by Stephen Oachs

The rising sun illuminates Black Rock Desert and the Fly Geyser, which sends a continuous stream of scalding, mineral-laden water sky-high.

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Mahout and Elephant

Photograph by Cesare Naldi

Nazroo, a mahout (elephant driver), poses for a portrait while taking his elephant, Rajan, out for a swim at Radha Nagar Beach in Havelock, Andaman Islands.

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Mahó Beach, St. Maarten

Photograph by Kent Miller

Landing at Princess Juliana International Airport, a looming 747 thrills visitors on Mahó beach, a famous plane-watching spot.

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fonti: National Geographic Photography & Wikipedia



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martedì 5 ottobre 2010

Il polpo Thaumoctopus mimicus stupisce per le sue straordinarie capacità mimetiche.

Il polpo mimetico (Thaumoctopus mimicus, Norman et Hochberg 2005) è l'unica specie del genere di polpi Thaumoctopus.

Vive nei mari tropicali del Sud-Est asiatico, fu scoperto ufficialmente solo nel 1998, presso la costa di Sulawesi, in Indonesia. Popola le acque ricche di nutrienti degli estuari.

Misura fino a 60 cm di lunghezza. Il suo colore naturale è bianco a strisce marroni, molto variabile anche in pochi secondi.

Questo animale può imitare fisicamente l'aspetto e i movimenti di oltre quindici differenti creature, ivi compresi serpenti di mare, pesci leone, sogliole, stelle di mare, granchi, molluschi, meduse e anemoni[1].

Riesce a farlo contorcendo il propri corpo, nascondendone alcune parti nella sabbia e cambiando il proprio colore.

Questa specie imita la specie più opportuna per spaventare il predatore che si trova davanti, ottenendo così il massimo effetto.

Oltre a saper cambiar colore a una velocità impressionante, questo mimo dei mari asiatici, descritto scientificamente solo nel 1998, riesce anche a imitare nella forma e nel modo di muoversi diversi animali velenosi o pericolosi, tenendo così alla larga i predatori.

Se deve nuotare su un fondale sabbioso, per esempio, il Thaumoctopus fa l'imitazione della tossica sogliola pavone, riunendo le braccia intorno al corpo appiattito, assumendo una colorazione marezzata e ondeggiando a pochi centrimetri della sabbia.

Se invece deve muoversi a mezz'acqua, eccolo diventare scuro e irrigidire i tentacoli, imitando i pungiglioni del velenoso pesce leone.

Infine, se inseguito da un pesce predatore, infila la testa in un buco del fondo, accentua le strice della sua livrea e lascia uscire solo due braccia., in una convincente simulazione di un velenoso serpente marino.

Il polpo mimo è anche probabilmente l'unica specie al mondo ad aver unito le due principali categorie di mimetismo, cioè il camuffamento (assumere colori e forme che permettono di confondersi con l'ambiente) e il mimetismo battesiano (imitazione di animali pericolosi).

Il primo è la specialità di molti animali, dai camaleonti alle lepri artiche, dai gufi ai fasmidi, insetti il cui corpo imita alla perfezione ramoscelli e foglie.

Un esempio classico di mimetismo battesiano è invece quello delle farfalle sudamericane Caligo, sulle cui ali sono disegnati realistichi occhi di gufo, destinati a spaventare uccelli malintenzionati. E' anche bellissimo il travestimento da ape delle inofensive mosche sirfidi.
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