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sabato 31 luglio 2010

Il deserto del Negev, scatola di sabbia e di sogni, l’ultima versione della fantasia scientifica israeliana sul futuro.

Il deserto del Negev è una regione che si trova nella parte meridionale dello stato d'Israele.

Ha la forma di un triangolo isoscele rovesciato, della superficie di circa 13.000 km², con il vertice nel Mar Rosso, confinante ad est con la Giordania, ad ovest con l'Egitto e a nord con la striscia di Gaza (estremo nord-ovest), le regioni centrali israeliane, ed il mar Morto (estremo nord-est).

Considerato come una risorsa dal Sionismo storico, il Negev è stato oggetto di sviluppo a partire dalla fondazione dello Stato di Israele, con l'insediamento di industrie chimiche a Be'er Sheva, Sdom, Ramat Hovav e Zin, e di sviluppo agricolo lungo la valle dell'Arava che congiunge la depressione del Mar Morto con la costa del Mar Rosso.

Anticamente fu sede delle miniere di rame di Timna, risalenti al periodo del Regno di Israele e oggi meta turistica.

L'oculata politica di sfruttamento delle acque ha consentito la creazione di insediamenti agricoli anche in zone aride. Ne è esempio il kibbutz di Sde Boker, sito nel centro del Negev presso l'antica città nabatea di Avdat, che fu residenza di uno dei fondatori del moderno stato israeliano, David Ben Gurion, anche dopo il suo ritiro dalla vita politica attiva.

All'estrema punta meridionale della regione, prospiciente il Mar Rosso, si trova la citta portuale di Eilat.

Nonostante ciò, il Negev ha avuto la sua parte di storia: Abramo scelse di porre la sua casa a Be’er Sheva nei luoghi prescelti dai carovanieri nabatei durante il commercio dei loro preziosi beni.

Per questa e per molte altre ragioni, il Negev è divenuto uno dei più importanti luoghi per il turismo.

Le più varie e differenti popolazioni vissero nel Negev: dalle popolazioni Nomadi come i Cananei fino ai Filistei, Edomiti, Bizantini, Nabatei per arrivare fino agli Israeliani di oggi. L’economia di queste popolazioni si basava essenzialmente sulla pastorizia e sull’agricoltura per aggiungendo poi in un secondo momento anche il commercio.

La storia dei Nabatei è particolarmente affascinante.I Nabatei erano i signori del deserto all’interno del quale stabilirono un percorso conosciuto come “La Via delle Spezie”. Carovane di cammelli attraversarono questa rotta trasportando spezie, profumi e sale dallo Yemen fino ad Est al porto della città di Gaza.


Lungo la via furono costruiti luoghi per il riposo dei carovanieri ed ancora oggi è possibile vederne la testimonianza in località come Ovdat e Mamshit.

I moderni insediamenti del Negev ebbero inizio circa 100 anni fa, quando alcune comunità scelsero di stabilirsi qui. A queste si aggiunsero altri 11 insediamenti i cui membri fondatori costruirono le prime case in una sola notte.

Dopo la fondazione dello Stato d’Israele David Ben Gurion, eletto per la prima volta come Primo Ministro d’Israele, promosse gli insediamenti nel Negev e dopo che lui stesso si stabilì nella località di Sde Boqer molti altri insediamenti si svilupparono.

Il Negev è considerato un deserto per la scarsità di precipitazioni che qui cadono ogni anno e cioè meno di 200 millimetri annuali ed è diviso in differenti regioni cominciando dalla depressione di Ber Sheva -Arad nel nord, fino alla catena montuosa nel centro ed Arava ed Eilat nel sud.

Sebbene il Negev sia arido per la maggioranza dei giorni dell’anno, le sue distese desolate ed i letti dei suoi fiumi asciutti, qui la natura è davvero sorprendente.

In inverno, nonostante la piccola quantità di acqua, il Negev è ricoperto di fiori meravigliosi, tra cui splendidi anemoni rossi.Quando vi sono forti venti essi possono causare impressionanti rigonfiamenti all’interno dei letti dei fiumi.

Oggi il Negev è la porta verso il deserto. Esso offre incantevoli angoli naturali, luoghi di carattere storico archeologico, primavere e le testimonianze di differenti composti agricoli.

Il turismo nel deserto è un settore di sviluppo e molti turisti ne esplorano le distese a piedi, in bicicletta o utilizzando ogni genere di veicolo via terra.

Il Negev è anche una scatola di sabbia e di sogni, e al mattino ci appare da lontano, sul giallo del deserto, l’ultima versione della fantasia scientifica israeliana sul futuro: una grande struttura rotonda, una specie di ombrello semirovesciato ritto su gambe di acciaio.

Vicino alla struttura rotonda ce n’è una lineare lunga come un serpente di cento metri, che concentra il sole e si muove in sintonia con esso, concentrando il suo enorme calore moltiplicato su un tubo in cui si muove un liquido che si accende di energia.

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venerdì 23 luglio 2010

10 specie animali nel mondo a rischio di estinzione.

Nell'anno della biodiversità, prendendo anche spunto dal rapporto della Wildlife Conservation Society, che punta i riflettori su mammiferi, anfibi, rettili e uccelli considerati “a rischio critico” dalla IUCN, l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, abbiamo voluto stilare una triste classifica delle specie animali nel mondo che rischiano l'estinzione in pochi anni per via della deforestazione e la conseguente perdita degli habitat unitamente all’inquinamento, sia industriale che agricolo.

L'Italia rischia di veder scomparire ben 266 specie considerate dagli esperti internazionali sull'orlo dell'estinzione o già estinte come ad esempio l'avvoltoio monaco o il gobbo rugginoso, una bellissima anatra dal becco turchese. Stanno per uscire dall'arca italiana molte specie marine, tra cui squali, mante, delfino comune, foca monaca, tartarughe marine, balenottera comune e decine di uccelli che frequentano i nostri laghi e stagni, tra cui anatre, limicoli, e poi pipistrelli, lucertole, tritoni e serpenti. Fiumi a rischio se si considerano i loro abitanti: decine le specie di pesci considerati ormai quasi estinti, tra cui lo storione, il carpione del Garda, l'alborella appenninica. In grave pericolo numerosissime piante quasi sconosciute ma preziose perché esclusive di molte isole, una denuncia della rarefazione di ambienti delicati come le coste o le praterie d'alta quota. Sicilia e Sardegna in testa tra le regioni più ricche di biodiversità già a rischio e che oggi sono chiamate ad intervenire con politiche puntuali di salvaguardia. La Lista Rossa completa è stata pubblicata dall'IUCN, l'Unione internazionale per la Conservazione della Natura, di cui il WWF è membro, e il quadro, rispetto agli anni precedenti, è complessivamente peggiorato

1) Testuggine Angonoka (Astrochelys yniphora).

La testuggine Angonoka è endemica del Madagascar ed è considerata la tartaruga più rara del mondo. Dalle più recenti valutazioni della IUCN si stima che sopravviva una popolazione di circa 400 individui confinata su un territorio di 60 km2 a Baly Bay nel Madagascar nordoccidentale. Tra le principali cause di questa complessa situazione c’è sicuramente la scomparsa dell’habitat di questa specie per mano dell’uomo. La foresta è data alle fiamme per lasciare posto a nuove aree destinate all’agricoltura e all’allevamento del bestiame. Inoltre oggi è una delle prede più ambite dai trafficanti di specie esotiche. Potrebbe estinguersi nei prossimi 30 anni.

2) Coccodrillo di Cuba (Crocodylus rhombifer).


La popolazione di questo rettile è ridotta a poco più di 4.000 esemplari distribuiti in due piccole aree dell’isola. Gli studiosi ritengono che buona parte di questi animali sia però composta di ibridi: incroci con il più comune coccodrillo americano (Crocodylus acutus). Il coccodrillo di cuba viene fortemente cacciato per le sue carni.


3) Rana occhi verdi (Lithobates vibicarius).




Anche questa piccola rana, lunga circa 6 cm, rischia l’estinzione. Ne restano alcune centinaia distribuite tra Panama e la Costa Rica. Oltre alla scomparsa del suo habitat, dovuto alla deforestazione e all’inquinamento, a minacciare il malcapitato anfibio si è aggiunto il chitridio(Batrachochytrium dendrobatidis), un fungo che sta uccidendo diversi anfibi nel mondo.


4) Orango di Sumatra (Pongo abelii).


Rappresenta un po' il simbolo della campagna di deforestazione di Greenpeace. L’orango di Sumatra rischia di estinguersi prima ancora che gli scienziati abbiano il tempo di studiarlo approfonditamente. E’ presente esclusivamente nella provincia
di Aceh
, nel sud dell’isola di Sumatra. La popolazione è ridotta a circa 6.000 individui. Il loro habitat è stato soppiantato dalle coltivazioni di palme da olio e spesso gli esemplari più giovani cadono nelle mani dei trafficanti di specie esotiche.


5) Presbite dalla testa bianca
(Trachypithecuspoliocephalus).



Il presbite dalla testa bianca è una scimmia originaria dell’isola di Cat Ba, nella Baia di Ha Long, in Vietnam. E’ di colore completamente nero, ma la sommità del capo, le guance e il collo sono di colore bianco. Hanno abitudini diurne e sono molto socievoli. Purtroppo ne restano solo 60 esemplari. Oltre alla perdita dell’habitat la popolazione è decimata dai cacciatori: dal corpo delle scimmie vengono estratte diverse sostanze utilizzate nella medicina tradizionale cinese.

6) Il pipistrello della Florida
(Eumops floridanus).



Questo pipistrello è il più grande presente in Florida, e fino al 2002 era considerato estinto. Gli scienziati ne scoprirono una piccolissima colonia a Fort Myers e oggi la sua popolazione è composta di cento esemplari. Risente dell’inquinamento e del degrado dei luoghi dove vive e si riproduce.

7) Vaquita (Phocoena sinus) .

vaquita

La focena del Golfo della California, o vaquita (“piccola vacca” in spagnolo) è il cetaceo più minacciato al mondo. E’ presente esclusivamente nel Messico settentrionale dove è minacciata dalle reti dei pescatori, alle quali resta spesso impigliata. Oggi ne restano in natura solo 150 individui. Per salvarli il governo messicano ha vietato l’uso di alcuni tipi di rete da pesca, considerati estremamente pericolosi per i cetacei.

8) Urocione delle Channel Islands (Urocyon littoralis)



L'urocione è una piccola volpe nativa di 6 delle 8 isole dell’arcipelago delle Channel Islands in California. E’ una delle specie più minacciate al mondo con una popolazione di soli mille esemplari. Tra le ragioni di tale declino ci sono le malattie portate dai cani domestici e la predazione da parte dell’aquila reale.

9) Damalisco di Hunter (Beatragus hunteri)



Il damalisco di Hunter è un'antilope africana, presente in una regione ristretta fra il fiume Tana (Kenya) e il fiume Juba in Somalia, e nel Parco di Tsavo Est (Kenya). Ne restano solo 600 individui minacciati dalla perdita dell’habitat. La popolazione di damalischi negli anni ha subito due periodi di contrazione. Nel periodo 1976-1978, la popolazione è scesa da 14.000 a 2.000 individui e nel 1995, probabilmente a causa di un incremento del bracconaggio, la popolazione è crollata fino a 600 individui. Il Kenya sta portando avanti alcuni progetti di conservazione, difendendo una piccola popolazione di un centinaio di capi, nel parco
di Tsavo Est.

10)Tortora di Grenada (Leptotila wellsi).



Questo uccello dal petto rosa è uno degli animali più rappresentativi dell’isola caraibica di Grenada. La sua popolazione conta oggi poco più di 150 individui che vedono ridursi sempre più il loro habitat e aumentare il numero di predatori come manguste gatti e ratti. Per proteggere la piccola colonia di tortore il governo ha varato un piano decennale.

Per vedere le specie animali in rischio di estinzione in tutto il mondo vi consiglio di visitare questo blog.



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Le sculture deperibili di Claire Morgan.

Giovane artista irlandese che vive e lavora a Londra, ha affinato il proprio interesse per il biologico, i processi naturali, e la connotazione fisica dei materiali deperibili.

Le sue opere, sono state esposte in numerose mostre personali e collettive in tutta Europa.

Claire Morgan (Belfast, 1980) è una giovane artista con la passione per i materiali deperibili che assembla, a migliaia, a creare forme scultore sospese nel tempo e nello spazio.

In Italia si è fatta segnalare, guadagnando il primo premio della giovane scultura della Fondazione Pomodoro di Milano, con una freccia realizzata con circa cinquemila ciliege.

Ha esposto in diverse mostre personali a Belfast e a Londra. Nel 2004 ha vinto la borsa di studio annuale e il Roy Noakes Award della Royal British Society of Sculptors. Vive tra Newcastle e Londra.

Le sue opere compaiono sul sito http://www.claire-morgan.co.uk




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martedì 6 luglio 2010

Le migliori foto di National Geographic Society, Maggio 2010.

La National Geographic Society (NGS), la cui sede si trova a Washington, D.C. negli Stati Uniti, è una delle più grandi istituzioni scientifiche ed educative senza profitto.

I suoi interessi comprendono svariate discipline come la geografia, l'archeologia e le scienze naturali, ma anche la cura per la conservazione dell'ambiente e dei patrimoni storici, ed infine lo studio della cultura del mondo e della sua storia.

Lo storico obiettivo che la National Geographic Society si è da sempre prefissato è di "incrementare e diffondere la conoscenza geografica e allo stesso tempo di promuovere la protezione della cultura dell'umanità, della storia e delle risorse naturali" - "to increase and diffuse geographic knowledge while promoting the conservation of the world's cultural, historical, and natural resources".

Il suo stesso presidente e direttore generale - CEO (chief executive officer) - dal marzo 1998, John M. Fahey, Jr., afferma che lo scopo della NGS è quello di portare le persone a prendersi cura del proprio pianeta. La società è gestita da ventitré membri del consiglio degli amministratori fiduciari costituito da un gruppo di esimi educatori, uomini d'affari, importanti funzionari governativi, e conservazionisti. L'organizzazione sponsorizza e promuove l'esplorazione e la ricerca scientifica. La società pubblica inoltre una rivista, chiamata National Geographic Magazine e altre riviste, libri, pubblicazioni scolastiche, mappe, filmati e inserti web in numerose lingue e paesi di tutto il mondo. La NGS ha un fondamento educativo attraverso il quale dona concessioni alle organizzazioni a fine didattico con lo scopo di valorizzare l'educazione geografica.

Lo stesso Comitato per la Riscerca e l'Esplorazione ha offerto concessioni per la ricerca scientifica, e recentemente le ha conferito la sua nove millesima donazione; le varie proprietà comprendono una fascia di 360 milioni di persone al mese in tutto il mondo. Infatti, il National Geographic mantiene un museo aperto per il pubblico nella stessa città di Washington, D.C., ed ha aiutato la sponsorizzazione di importanti esposizioni itineranti come la "King Tut", mostra che ha esposto meravigliosi reperti povenienti dalla tomba del giovane faraone dell'Antico Egitto, che coinvolse numerose città americane, concludendosi con l'esposizione al Franklin Institute a Philadelphia. La mostra "King Tut" è attualmente presente a Londra. La National Geographic Society ha inoltre contribuito alla mostra dei "Tesori culturali dell'Afghanistan", che fu inaugurata nel maggio 2008 alla National Gallery of Art a Washindton D.C.. L'esposizione si sposterà nei seguenti diciotto mesi all'"Houston Museum of Fine Arts", all'"Asian Art Museum" a San Francisco, ed infine al "Metropolitan Museum" a New York City.

Serra da Leba, Angola
Photograph by Kostadin Luchansky



Pantanal, Brazil

Photograph by Mike Bueno



Rideout Bay, Ontario
Photograph by Lee Anne Carver



Afghan National Policeman, Kabul

Photograph by Shashwat Saraf


Beijing Tourists

Photograph by Tsi Wang



Nagqu Horse Festival, Tibet
Photograph by Michael Yamashita, National Geographic



Bridal Procession
Photograph by Antonino Puppi



Night Landscape, Tanzania
Photograph by Antonio Busiello



Hazrat Ali Mosque, Afghanistan
Photograph by Shashwat Saraf



Sidewalk Café, Paris
Photograph by Steven Greaves



fonti: National Geographic Photography & Wikipedia



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